ABORTO

Ma Francesco non ha paura delle donne

Annamaria Riviello
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Nella sua decisione non c’è nessuna minimizzazione del peccato d’aborto che rimane grave. La grande differenza è che diventa uno dei peccati gravi e pertanto il ravvedimento segue l’iter di tutti gli altri.

 

A partire dagli anni Ottanta, la Chiesa cattolica ha sviluppato un’attenzione spasmodica per la difesa della Vita. Non si tratta qui dello spirito di carità, dell’attenzione ai poveri e sofferenti che sono sempre stati elementi costitutivi della sua azione nei secoli. Parlo della ideologizzazione del concetto di Vita e della sua assoluta indisponibilità da parte di chi è concretamente vivente. Negli stessi anni, almeno in Italia, ma già lo era in tanti altri Paesi dell’Occidente, le donne ottenevano che una legge riconoscesse loro la possibilità di abortire. L’aborto fu demonizzato e da abominio morale divenne vero e proprio assassinio; l’embrione fu considerato da subito persona con diritti riconosciuti. Si creava da subito quindi una solitudine, una scissione, una presunta rivalità del tutto artificiose entro un processo che molto lentamente procrea, formando una creatura nel grembo di un’altra e come la scienza da ultima ci dice, corredandola di una piccola storia frutto di uno scambio che è anche mentale. L’aborto diventava un delitto da punire in modo speciale, con la scomunica; potere di assoluzione affidato unicamente ai vescovi e solo in casi di provatissimo ravvedimento. Insomma, per le donne un percorso di umiliazione.

Papa Francesco è oltre tutto questo, non ha paura della libertà delle donne, ma questo straordinario papa fa la sua battaglia rimanendo nel solco della vicenda millenaria della Chiesa di Cristo. Nella sua decisione non c’è nessuna minimizzazione del peccato d’aborto che rimane grave. La grande differenza è che diventa uno dei peccati gravi e pertanto il ravvedimento segue l’iter di tutti gli altri. È un atto di profonda religiosità cristiana, è la promessa della resurrezione a nuova vita, il messaggio profondo del Cristo. Su questo Claudio Magris ha scritto un articolo mirabile. In esso critica la superficialità con cui molti commentatori hanno parlato di questa decisione del Papa. Si è aperto al mondo, dicono. Giustamente fa notare Magris si scambia per mondo l’ideologia predominante del momento. Il mondo in cui tutti viviamo, in questo momento è attraversato da troppo dolore, da troppe ingiustizie. Grandi progressi e grandi arretramenti. Ma quale sembra essere oggi l’ideologia dominante?

Da questo sito lo abbiamo spesso ripetuto, siamo contro l’ideologia dominante che individua in ogni desiderio un diritto. Non sto proponendo di tornare indietro, anzi dobbiamo andare avanti, le lotte che abbiamo alle spalle ci hanno reso libere, è un tesoro che vogliamo conservare. Si tratta però di tenere ferma l’idea che nasciamo creature quindi da un legame. Questa consapevolezza della dipendenza si estende a ogni azione della nostra vita, la responsabilità non è solo verso di noi ma verso ogni altra creatura, cui ci accomuna la stessa fragilità, lo stesso respiro. Magris scrive: l’ideologia sovrana può essere verità o menzogna sta a noi valutare. L’invito è di quelli preziosi da non lasciare cadere nel vuoto.

 

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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