DONNE&ECONOMIA

Aumenta occupazione femminile, ma servono politiche ad hoc

Antonella Crescenzi

I dati relativi al Pil e all’occupazione pubblicati il 1° dicembre dall’Istat sono abbastanza confortanti. Nel terzo trimestre del 2016 il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1% nei confronti del terzo trimestre del 2015. Una buona notizia, rispetto alla stagnazione dell’economia registrata nel secondo trimestre. Diventa infatti già acquisita per il 2016 una crescita dello 0,9% (anche se nell’ultimo trimestre dell’anno il Pil dovesse rimanere fermo e a meno di un calo, al momento però non previsto dagli indicatori disponibili). Sul versante dell’occupazione l’Istat conferma la tendenza positiva in atto da un paio d’anni: ad ottobre 2016 gli occupati su base annua sono aumentati di 174 mila unità (+0,8%), pur se rispetto a settembre 2016 si rileva una flessione congiunturale di 30 mila unità (-0,1%).

Il maggiore dinamismo riguarda la componente femminile (+1,2%) con 117 mila unità in più rispetto a un anno fa, mentre gli uomini occupati aumentano solo dello 0,4%. Una tendenza che, ove confermata nei prossimi mesi e anni, fa ben sperare nel progressivo recupero del tasso di occupazione delle donne attualmente molto inferiore a quello maschile e lontanissimo dalla media europea. Un recupero che certo sarà favorito dalla ripresa economica ma che necessita per essere duraturo di una forte dose di politiche ad hoc, volte a incoraggiare e supportare l’impegno lavorativo delle donne.

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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