MAI PIÙ COMPLICI NUOVI PADRI

LUIGI ZOJA: fine del patriarcato, l’uomo torna centauro?

Simonetta Robiony
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È possibile paragonare il maschio della nostra società occidentale a un centauro, fantastico animale della mitologia greca, mezzo uomo e mezzo cavallo? Se lo è chiesto, qualche anno fa, nel suo libro “Centauri: mito e violenza maschile”, appena ripubblicato in edizione ampliata da Bollati Boringhieri, il professor Luigi Zoja, psicoanalista junghiano, studioso del comportamento umano dei giorni nostri alla luce di antichi miti, autore di ricerche sulle dipendenze, sulla assenza del padre, sul consumismo sfrenato, sulla politica, sulla comunicazione. Secondo Zoja la violenza è il cono d’ombra della identità maschile perché per l’uomo conciliare biologia e cultura è più difficile di quanto lo sia per la donna. La personalità maschile è scissa: da un lato c’è l’animale fecondatore, figlio della natura, dall’altro il padre protettore, figlio della civiltà.

 

Professor Zoja, oggi si parla molto della violenza degli uomini contro le donne, specie se mogli, fidanzate, amanti, donne che dovrebbero essere oggetto di tutela e affetto e invece sono umiliate, percosse, perfino uccise: è un fenomeno in crescita oppure no?

Sono appena tornato da un giro di incontri in America Latina dove, come da noi, si parla molto di femminicidio, parola che proprio dal Messico è arrivata in Italia. Certo, è un tema d’attualità, ma nessuno sa se lo è perché, solo in questi ultimi tempi, si sono raccolti dati statistici su questo fenomeno, oppure perché l’autonomia raggiunta dalla gran parte delle donne ha scatenato negli uomini una nuova ondata di violenza. Se i dati fossero solo la conseguenza di una maggiore propensione alla denuncia da parte delle donne sarebbe una buona notizia, ma, purtroppo, non possiamo affermarlo.

Lei, però, nel suo libro fa una ipotesi…

Partiamo dalla premessa che nell’essere umano c’è tutto: razionalità e istinto, piano fisico e piano psicologico, natura e cultura. La mia idea è che il tramonto del patriarcato, che pure era necessario per i troppi abusi compiuti in suo nome, non è stato sufficiente a riequilibrare il rapporto tra l’uomo e la donna. Già da molto tempo analizzo e studio gli effetti della scomparsa della figura paterna nella nostra società ed è da questa “sparizione” che sono arrivato a esaminare la questione della violenza. Bene, il patriarcato se n’è andato e non tornerà più. Le donne sono più libere di agire e pensare, ma la società è rimasta fondata sulla centralità del maschio. Il maschio, però, senza più poter essere un padre ideale come nei secoli ha dettato la nostra civilizzazione, chi deve educare, chi deve proteggere, chi deve più tutelare se tutto ciò è diventato superfluo? Abbiamo buttato via tutti gli aspetti del paterno, anche quelli positivi e adesso ne vediamo le conseguenze. La violenza contro le donne, che è antica e primordiale, si è riaffacciata con prepotenza. È la mia ipotesi. Ma c’è anche altro.

Cosa, a suo avviso?

Il consumismo sfrenato, perfino quello sessuale. Senza cedere al moralismo, a me pare che questa ostinata e sfrenata offerta sessuale, dalla pubblicità ai siti porno, non abbia giovato alle donne, anzi. Direi che abbia consolidato il perdurare del maschile. Le donne e il loro corpo, oggi, vengono usati e sfruttati in vario modo. Non è una conquista per la libertà femminile.

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Una considerazione amara, la sua, supportata dalla constatazione che, perfino nei paesi scandinavi, quelli che hanno avuto più leggi a favore della parità tra i sessi, le violenze, gli abusi, le discriminazioni, i femminicidi sono molto frequenti.

Vero. Sarà perché, di fronte alla libertà delle donne, si scatena di più la violenza primordiale dei maschi oppure perché le donne, consapevoli dei loro diritti, ricorrono più spesso alla denuncia? Ah, saperlo, saperlo! Il caso Assange, il giornalista australiano che ha fatto esplodere lo scandalo WikiLeaks ma poi è stato denunciato per aver avuto rapporti non protetti da due ragazze in Svezia, è un tipico esempio di questa situazione. Saranno stati veri stupri oppure saranno stati generati da fraintendimento? Magari avevano bevuto e non si sono capiti. Non giustifico Assange, ma non si può dimenticare che la fisiologia maschile e quella femminile sono diverse: fermarsi per un maschio è più difficile e certo non si può immaginare che una coppia, prima di fare sesso, debba sottoporsi alla prova del “palloncino” per calcolare il proprio tasso alcolico. Questa di Assange è una situazione al limite, lo so. Nei paesi scandinavi, però, il patriarcato è tramontato assai prima che da noi e la tutela dei diritti femminili in quei paesi è una cosa presa sul serio.

Non c’è speranza, quindi?

Ma no, non lo penso. Anche se mi rendo conto che per cambiare l’uomo occorrono tempi lunghi. Pensiamo all’Italia: il ventesimo secolo è stato il secolo del femminismo, ma il XXI si è aperto con l’arrivo di Berlusconi. Le leggi non bastano: essere maschi offre grandi vantaggi. La gravidanza per le donne resta una fatica mentre per l’uomo non lo è. L’allenamento primario femminile al controllo dei propri istinti è connaturato alla maternità. Al maschio serve la civilizzazione e la cultura, un impegno costante. Come sosteneva la antropologa Margaret Mead le cose vanno insegnate, e poi re-insegnate e insegnate ancora, da mattina a sera, senza mai cessare di ribadire la lezione. Altrimenti la lezione si dimentica.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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