IL POSTO DI SARA

Abbiamo la pubblicità che ci meritiamo

Sara Ventroni
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Forse questo è il primo attacco chimico-dadaista dell’Isis: non gas nervino nelle metropolitane ma Lsd taroccato con aspirina e coca-cola, sciolto nel caffè dei creativi di Sanremo.

 

Forse volevano stupirci con effetti speciali. Poverini. Noi abbiamo il pelo sullo stomaco, natalità zero e tanti aspiranti-acquirenti-genitori che non si commuovono alla vista del feto galleggiante nel liquido amniotico. Noi siamo pronti al bonifico per comprarcelo, il bambino, e poi far fuori la madre, lasciandole ovviamente le cuffie e un motivetto allegro da canticchiare per la sua buona azione. Più che dai Massive Attack io credo che tutti abbiamo subìto il fascino delle “real dolls”, cicciobelli iperrealistici che hanno avuto grande successo tra i regali natalizi 2016.

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Sul sito del creativo Antonio Juan si arriva anche a 400 Euro per un neonato con rughe e capillari scoppiati, silicone di prima scelta per le bambine italiane che non hanno mai creduto a Babbo Natale ma sanno tutto su come si culla un pupazzo che piange e ha bisogno di te. O forse no. Forse questo è il primo attacco chimico-dadaista dell’Isis: non gas nervino nelle metropolitane ma Lsd taroccato con aspirina e coca-cola, sciolto nel caffè dei creativi di Sanremo. Abbiamo la pubblicità che ci meritiamo.

 

Chi ha scritto questo post

Sara Ventroni

Sara Ventroni

Sono nata a Roma nel 1974. Attualmente collaboro con l'Archivio storico delle donne "Camilla Ravera" e con la Fondazione Istituto Gramsci. Ho pubblicato l’opera teatrale Salomè (No Reply, 2005); Nel Gasometro (Le Lettere 2006) e racconti sparsi (Sono come tu mi vuoi, Laterza, 2009; A occhi aperti, Mondadori, 2008; Scrittori in curva, Marotta&Cafiero 2009). Ho collaborato con Rai Radio 3 e sono stata editorialista dell’Unità. Anni fa, con il gruppo Di Nuovo abbiamo trovato la forza e le parole per riannodare, il 13 febbraio 2011, la relazione tra le donne e il paese. Ci siamo chieste, insieme agli uomini: Se non ora, quando? Oggi siamo ancora qui a domandarci – generazione senza figli e senza lavoro: che libertà?

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