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DEL PERO: Trump cancellerà la parità salariale

Simonetta Robiony
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Rapporto difficile quello tra il nuovo presidente americano Trump e le donne che non vogliono essere considerate solo come un oggetto di decoro. Il prossimo sabato, 21 gennaio, il giorno dopo il suo giuramento, un gruppo di donne che si immagina saranno più di centomila, sfilerà davanti alla Casa Bianca per protestare contro il neopresidente Trump. L’iniziativa è partita da Bob Bland, una disegnatrice di moda di New York, che il 10 novembre, il giorno dopo la vittoria di Trump, l’ha lanciata sui social ricevendo immediatamente migliaia di adesioni. Avevano infastidito una fetta consistente dell’elettorato femminile i suoi apprezzamenti sul corpo di questa o di quella, l’ accusa di aver tentato approcci sessuali aggressivi, i toni ironici con cui parlava dell’universo femminile, il disprezzo volgare verso la candidata democratica Hillary Clinton. La marcia è partita così. Ma il professor Mario Del Pero, docente di storia internazionale a Parigi e a Bologna, autore di numerosi saggi sui paesi del mondo e sulle loro politiche, osservatore attento della società americana, sostiene che ben altri sono i rischi cui vanno incontro le donne sotto la presidenza Trump.

 

In questi giorni circola la notizia che Trump sarebbe ricattabile dai servizi segreti russi per aver fatto sesso a pagamento con alcune ragazze in un albergo di Mosca, ma, a suo dire, non è questo che farà marciare tante donne davanti alla Casa Bianca in una sorta di protesta ribattezzata il “Se non ora, quando?” americano, in ricordo del milione di italiane scese in piazza in nome della dignità, durante il governo di Berlusconi.

Con la presidenza Trump sarà necessaria una mobilitazione continua da parte delle donne. Non per come si esprime nei loro confronti, né per le sue abitudini sessuali ma perché minaccia di riportarle indietro, negando loro alcuni diritti acquisiti come il diritto all’aborto e il percorso avviato per la parità salariale. La squadra del presidente Trump ha posizioni molto conservatrici: alcuni di loro non vedono l’ora di poter cancellare gli otto anni di Obama.

Ma ha un senso marciare contro Trump nel suo primo giorno da presidente degli Stati Uniti?

C’è sempre un gioco tra i mezzi e i fini, tra gli strumenti di cui si dispone e gli obiettivi che si vorrebbero raggiungere. Qualcuno criticherà questa marcia perché Trump ancora non ha fatto nulla contro le donne e il loro percorso di realizzazione, qualcun altro dirà che dovevano muoversi perfino prima. La marcia comunque un senso ce l’ha.

Cosa sarà attaccato subito da Trump?

La parità salariale. Obama ha preso alcune iniziative perchè fosse abolita la differenza di pagamento che sta tra il 20 e il 30 per cento, tra ciò che riceve un uomo e ciò che riceve una donna in cambio della medesima prestazione lavorativa. Al Congresso dove hanno la maggioranza i repubblicani alzeranno un muro per salvare questa differenza di retribuzione tra i due sessi che ai loro occhi appare equa.

Anche per la legge che ha liberalizzato l’aborto ci saranno problemi?

È una altra questione. Il riconoscimento del diritto delle donne a interrompere una gravidanza indesiderata è del 1973, ma oggi la Corte Suprema la considera sbagliata e quindi farà di tutto perché la legge possa esser modificata diventando almeno più restrittiva. Non so se ci riuscirà, ma ci proverà certamente.

Corrono rischi anche i tanti divieti che hanno posto fine all’omofobia e alle discriminazioni in base all’orientamento sessuale?

No, credo proprio di no. L’omosessualità maschile o femminile che sia è accettata, oggi, dalla maggior parte degli americani. La società su alcuni temi corre a una velocità tripla rispetto alla giurisprudenza. La prima legge varata da uno stato americano contro la discriminazione degli omosessuali è del 2002: da allora è stata tutta una corsa. No. Non ritengo che Trump proporrà di tornare indietro anche su questo tema.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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