BATTAGLIE

Women’s March: perchè le donne

Women's March 2017 Ph. Luciano Cardellicchio
Francesca Izzo
Scritto da

 

…hanno avvertito nel sintomo Trump, come noi avvertimmo nel sintomo Berlusconi, il rischio drammatico del declino e del ripiegamento non solo dei “diritti” delle donne ma della forza espansiva, inclusiva, pacifica della democrazia e della cultura occidentale.

 

Non ho esperienza diretta della società americana, ho solo informazioni di seconda mano. Eppure non so trattenermi dal commentare lo straordinario successo delle donne che ha portato nelle piazze e nelle strade di più di 600 metropoli e città degli Stati Uniti oltre due milioni e mezzo di “popolo”. Già è stato ricordato che i modi, le forme e le istanze della mobilitazione americana richiamano il Se non ora quando? italiano che scese in piazza il 13 febbraio di sei anni fa. Perché? Cosa hanno in comune? Di cosa parlano? Cosa dicono al mondo, al di là delle ovvie differenze di contesto e di scala?

Le donne americane si sono mobilitate, perché hanno avvertito nel sintomo Trump, come noi avvertimmo nel sintomo Berlusconi, il rischio drammatico del declino e del ripiegamento non solo dei “diritti” delle donne ma della forza espansiva, inclusiva, pacifica della democrazia e della cultura occidentale. E intorno a sé hanno raccolto e guidato un variegato popolo che percepisce, ancora indistintamente, che intorno al destino delle donne si gioca una partita decisiva per l’intero Occidente. Non è una esagerazione visto che l’ammonimento arriva dalla capitale del mondo occidentale.

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Noi, in un paese periferico, cogliemmo il nesso che legava il disprezzo montante verso le donne, ancora socialmente marginali, al declino e alla marginalità dell’Italia e ponemmo le donne al cuore della nazione. Da allora qualcosa è accaduto sul piano più appariscente della rappresentazione: più rispetto e maggiore presenza nelle istituzioni, ma non è stato toccato nulla nei meccanismi che decidono della marginalità delle donne – dal lavoro alla maternità – e il declino non si è arrestato nonostante i generosi sforzi compiuti.

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E ora qualcosa di analogo arriva da oltre Oceano: le donne americane reagiscono avvertendo che lo sdoganamento del disprezzo verso le donne (in un paese dominato dal politically correct) di Trump allude ad una pericolosa gestione del declino della prima potenza mondiale. Visto che la rivoluzione tecnologica non ha condotto alla crescita della competitività ci si chiude, si riducono le aspettative, ci si arma e si spingono all’angolo le donne. Niente di buono per loro, ma niente di buono per il mondo.

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Izzo

Francesca Izzo

Vivo a Roma ma sono originaria di un piccolo paese del casertano. Sono sposata con un figlio. Ho insegnato fino a qualche anno fa Storia delle dottrine politiche all'università l'Orientale di Napoli. Ho fatto parte dell'associazione di donne DiNuovo, e sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando. Dalla ormai lontana giovinezza partecipo a gruppi, movimenti, coordinamenti di donne e ne scrivo. Penso che la sfida più grande alla cultura e alla politica sia realizzare un mondo a misura delle donne e degli uomini, a misura dei due sessi. Dopo l'intensa esperienza del movimento Se non ora quando? sono persuasa che questo sia il tempo di rendere popolari le idee legate alla libertà femminile e quindi ho deciso con le altre di Libere di dar vita al sito Che Libertà.

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