IL POSTO DI SARA

Le battaglie delle donne che Saviano non capisce

(Ph. Wikimedia Commons by Bubamara - Daniele Devoti)
Sara Ventroni
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 Illustri firme che alle obsolete categorie “destra/sinistra” preferiscono i primordiali pulsanti “vecchio/nuovo”, da digitare solo dopo che si è capito chi ha vinto e chi ha perso di misura.

 

Finora abbiamo lasciato correre. Ora è tempo di rispondere. Di sottrarsi al ricatto: se non sei d’accordo con Saviano sei un “anti-Saviano”. Leggiamo i suoi editoriali e ci chiediamo se ci fa o ci è.

Tempo fa, parlando di maternità surrogata, lo scrittore partenopeo si è lanciato in un turboliberistico grido di battaglia: “un figlio è una gioia che non si nega a nessuno”, come un idromassaggio nella Jakuzi. Non importa poi se questa gioia (ogni desiderio è un diritto nel nostro Occidente al tramonto) metta in batteria il corpo di una donna come una gallina ovarola. Nella nostra infanzia infilavamo torte di plastica nel “dolce forno” della Harbert, donandole poi ad amiche immaginarie. Non avremmo mai pensato che uscite dal patriarcato e dalla cucina in miniatura la nostra libertà sarebbe stata sentirci orgogliose di sfornare bambini in carne e ossa, da regalare a illustri sconosciuti per risolvere la loro decrescita infelice.

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I figli sono esseri umani, non cadeau. I figli non sono in nostro possesso. Esiste un limite alla libertà, all’onnipotenza, alla presunta generosità. Esiste un limite alla disinformazione. Ma è il nuovo che avanza, direbbe Saviano. Sulla pelle delle donne vengono scritte parole offensive della dignità e della libertà dell’intera umanità. Oppure sulle donne cade il silenzio, anche se a centinaia di migliaia sfilano in marcia, con uomini, vecchi e bambini, come è successo domenica scorsa a Washington.

Dove erano quel giorno le nostre menti migliori? Chi ci ha spiegato che il discorso, non dico di Angela Davis, ma della pop star Alicia Keys aveva molto in comune con le parole dette dal palco di piazza del Popolo, il 13 febbraio 2011, dalle donne di Se non ora quando? e quasi un milione di persone (non haters) scese in piazza accanto a loro?

Allora tocca chiederci: chi sono oggi gli intellettuali? Illustri firme che alle obsolete categorie “destra/sinistra” preferiscono i primordiali pulsanti “vecchio/nuovo”, da digitare solo dopo che si è capito chi ha vinto e chi ha perso di misura. Sulle donne scese in piazza in America, Saviano non ha perso occasione per scrivere un articolo irresponsabile. Lascerebbe pensare che Trump sarebbe il nuovo; le donne e la loro marcia il vecchio. Se il vecchio (con mezzi nuovi) vince di misura, sempre vecchio è.

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Altro che passato. Le parole di Alicia Keys sono il nostro presente. E la misura delle cose – nuovo/vecchio – non si accorda al vincere/perdere. Possibile che la più importante manifestazione negli Stati Uniti sia stata raccontata, in minore, come folklore vintage? Nessuno che abbia scritto una riga sensata, in Italia. Parliamo della stampa maggiore. Chi sono i nostri intellettuali? Questa è la domanda.

 

Chi ha scritto questo post

Sara Ventroni

Sara Ventroni

Sono nata a Roma nel 1974. Attualmente collaboro con l'Archivio storico delle donne "Camilla Ravera" e con la Fondazione Istituto Gramsci. Ho pubblicato l’opera teatrale Salomè (No Reply, 2005); Nel Gasometro (Le Lettere 2006) e racconti sparsi (Sono come tu mi vuoi, Laterza, 2009; A occhi aperti, Mondadori, 2008; Scrittori in curva, Marotta&Cafiero 2009). Ho collaborato con Rai Radio 3 e sono stata editorialista dell’Unità. Anni fa, con il gruppo Di Nuovo abbiamo trovato la forza e le parole per riannodare, il 13 febbraio 2011, la relazione tra le donne e il paese. Ci siamo chieste, insieme agli uomini: Se non ora, quando? Oggi siamo ancora qui a domandarci – generazione senza figli e senza lavoro: che libertà?

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