NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Stop Corte europea, ha ragione tribunale italiano

Di Adrian Grycuk - Opera propria, CC BY-SA 3.0 pl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35982631
Di Adrian Grycuk - Opera propria, CC BY-SA 3.0 pl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35982631
Antonella Crescenzi

 

In ragione del divieto di maternità surrogata vigente in Italia, il bimbo era stato sottratto alla coppia e affidato ai servizi sociali.

 

È legittimo togliere un bambino generato con maternità surrogata alla coppia che lo aveva “commissionato”. Con sentenza definitiva, che ribalta quella di primo grado, la Corte europea dei diritti umani ha dato ragione allo Stato italiano sulla vicenda di due coniugi che si erano rivolti alla Corte di Strasburgo dopo che nel 2011 il comune di residenza aveva rifiutato di registrare un bambino nato a Mosca da gestazione surrogata per conto della coppia. In ragione del divieto di maternità surrogata vigente in Italia, il bimbo era stato sottratto alla coppia e affidato ai servizi sociali.

La sentenza afferma che non vi è stata alcuna violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, tenuto conto dell’assenza di qualsiasi legame biologico tra il bambino e i ricorrenti e dell’incertezza dei legami tra loro dal punto di vista giuridico. La sentenza renderà certamente più difficile da ora in poi eludere il divieto italiano di gestazione per altri e rappresenta un importante passo avanti nel contrasto a questa pratica, in linea con i recenti pronunciamenti del Consiglio d’Europa (che hanno respinto il Rapporto De Sutter orientato alla legalizzazione) e con la mobilitazione internazionale creatasi negli ultimi due anni con l’intento di arrivare all’abolizione universale della surrogata.

 

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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