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Non una di meno, avanti tutta verso gli anni ’70

Antonella Crescenzi
Stamattina, leggendo il programma in 8 punti della manifestazione indetta dal movimento “Non una di meno” per l’8 marzo a Bologna, ho pensato di sognare. Linguaggio, modalità, contenuti, obiettivi, tutto mi ha riportato indietro negli anni, anzi nei decenni, a quei gloriosi anni ’70 in cui con le gonne lunghe a fiori e gli zoccoli ai piedi in migliaia noi donne sfilavamo in corteo per le vie del centro di Roma e sotto i palazzi del governo reclamando diritti e parità.
Ho pensato di sognare perché in questi 40 anni e più tante cose sono cambiate e in meglio per noi, conquiste faticosamente portate a casa e anche dentro le istituzioni proprio a seguito di quel movimento di massa. Forse è solo un sogno il nuovo diritto di famiglia?  E le leggi sul divorzio e l’aborto? E la contraccezione diffusa? E l’accesso in massa delle donne all’istruzione e al lavoro? E la democrazia paritaria non è forse un principio entrato nel nostro ordinamento?  E la legge Golfo-Mosca? E un governo composto al 50 per cento di donne è forse stato un miraggio? Certo, non mancano problemi e difficoltà, ad esempio la violenza e i femminicidi sono una piaga sociale, la maternità e il lavoro femminile incontrano tanti ostacoli. Ma per risolvere realisticamente le questioni oggi occorre battersi con pazienza e intelligenza costruttiva dentro le istituzioni, non contro, in maniera astratta ed evanescente. I tempi sono cambiati ma è stato comunque bello tornare giovane per qualche attimo e di questo non posso che ringraziare le organizzatrici della manifestazione.

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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