FEMMINISMO

Storia di una donna straordinaria

Foto da http://www.generazioni.net/m/memoria

 

Alla ricerca si sarebbe dedicata fino all’ultimo: sulla storia politica delle donne, di cui aveva esplorato i temi della cittadinanza e del voto.

 

Untitlekjhkjhd-2Anna Rossi Doria è stata una figura di spicco della cultura femminista italiana di quest’ultimo cinquantennio. Nelle sue molteplici declinazioni: dalla militanza politica all’attività di docente al mestiere di storica, sempre al servizio delle donne. Al femminismo era approdata dopo una breve stagione nelle file di Lotta continua. E la politica sarebbe rimasta la cifra della sua formazione e della sua vita adulta. Nata a Roma nel 1938, si era laureata in Lettere alla Sapienza con una tesi sull’esponente della Destra Storica Antonio Di Rudinì, discussa con Nino Valeri. Dopo un matrimonio giovane con lo storico Carlo Ginzburg, e la nascita delle due figlie, Silvia e Lisa, aveva insegnato per qualche anno nella scuola secondaria, per poi approdare al ruolo pubblico che ne avrebbe segnato l’esistenza.

Il transito dal radicalismo politico al movimento femminista è stato negli anni Settanta un’esperienza comune a molte donne, che ne condividevano speranze e progetti, ma nella fase declinante era affiorato in molte di loro il bisogno di non disperdere i tanti saperi voracemente affastellati in quegli anni, curandone dapprima una sommaria rassettata e affidandoli poi all’irruzione nelle cittadelle della ricerca scientifica e della comunità accademica. Ambiti, tutti, che avevano visto Anna tra le capofila. A cominciare dai corsi da lei tenuti nel centro romano intitolato a Virginia Woolf, dove si era parlato di disuguaglianza e differenza, maternità, movimenti delle donne, temi, dunque, su cui non avrebbe mai smesso di interrogarsi e di lavorare.

Con la ricerca si era del resto già cimentata quando aveva dato alle stampe Il ministro e i contadini[1], in debito con la sua formazione universitaria e con la lezione di quel grande economista meridionalista che era il padre Manlio, per poi imboccare, negli anni 80, la strada più coerente con le sue scelte ultime, evidenti nell’ingresso nel comitato di redazione di “Memoria” – la prima rivista italiana di storia delle donne – e, a breve distanza, l’organizzazione del convegno modenese su La ricerca delle donne, fino agli studi sulla tradizione politica suffragista[2].

SISNel 1989 era stata eletta tra gli indipendenti di sinistra al consiglio comunale della giunta romana presieduta dal socialista Franco Carraro, dove dai banchi dell’opposizione, aveva sperimentato tutta l’impermeabilità delle sedi istituzionali. Al contempo, nel mese di febbraio di quello stesso anno, i locali della fondazione L&L. Basso l’avevano vista tra le fondatrici della Società Italiana delle Storiche, della quale Anna sarebbe stata una delle socie più autorevoli e seguite: per le molte responsabilità che ricopriva, da docente nella Scuola estiva voluta e diretta a Pontignano da Annarita Buttafuoco, da animatrice e partecipe delle tante iniziative messe in cantiere dalla Società. Ed era stata soprattutto amatissima. Lei, che pure in privato era persona non facile, riversava nei rapporti con le altre una tale carica passionale che ne faceva la protagonista più ascoltata.

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Si erano frattanto consolidati il suo legame con lo storico Claudio Pavone, al quale resterà accanto fino alla fine, e la sua carriera universitaria, che l’aveva portata dapprima all’Università della Calabria poi, parecchio più tardi, nella facoltà di Lettere di Bologna, dove era stata chiamata, prima in Italia, a ricoprire l’insegnamento di Storia delle donne, materia fino allora relegata a un’esistenza semiclandestina, tra le pieghe delle discipline ufficiali, priva com’era di legittimazione accademica. Su questo riconoscimento aveva senza dubbio pesato il prestigio di Anna. La quale aveva poi integrato il suo impegno bolognese con l’istituzione di un master su Studi di genere e politiche di pari opportunità, più vicino al mondo del lavoro.

ROSSIDORIA-A_liberta1Senza mai rinunciare alle giornate in archivio o in biblioteca. Alla ricerca si sarebbe dedicata fino all’ultimo: sulla storia politica delle donne, di cui aveva esplorato i temi della cittadinanza e del voto[3], forse il suo lascito più significativo e duraturo, in cui ha dispiegato tutto il suo talento di storica; e il grande tema della Shoah, vissuto come un imperativo morale dovuto all’ascendenza materna. Dopo Bologna, era stata accolta dalla seconda università romana di Tor Vergata, che ne aveva poi salutato il congedo dalla vita professionale con un grande convegno interamente dedicato alla sua figura[4].

Negli ultimi anni era stata colpita da un tumore, a cui si è alla fine arresa, appena tre mesi dopo la scomparsa del compagno Claudio.

 

[1] Il ministro e i contadini. Decreti Gullo e lotte nel Mezzogiorno, 1944-49, ed.Bulzoni, Roma 1983.

[2] La ricerca delle donne. Studi femministi in Italia, a cura di ARD e Maria Cristina Marcuzzo, Rosenberg&Sellier, Torino 1987: La libertà delle donne. Voci della tradizione politica suffragista, a cura di, Ed.Rosenberg&Sellier, Torino 1990.

[3] Diventare cittadine. Il voto alle donne in Italia, ed.Giunti, Firenze 1996.

[4] Uguaglianza/differenza. Incontro di studio per/ con ARD, 1908, poi edito dall’Annale Irsifar col titolo:Uguaglianaza/ differenza. Riflessioni per ADR., Roma 2013.

Chi ha scritto questo post

Andreina De Clementi

Andreina De Clementi

Andreina De Clementi ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Sassari e all’Università di Napoli «L’Orientale». È stata socia fondatrice e presidente della Società italiana delle storiche e ne ha diretto per alcuni anni il semestrale «Genesis». Ha pubblicato, tra l’altro, Di qua e di là dall’oceano (Carocci, 1999) e Il prezzo della ricostruzione (Laterza, 2010). Per la Donzelli ha curato, con P. Bevilacqua e E. Franzina, i due volumi della Storia dell’emigrazione italiana (2001-2002, anche in cofanetto nella collana «Virgole», 2009).
Del 2014 il saggio L’assalto al cielo. Donne e uomini nell'emigrazione italiana (Donzelli).

2 Comments

  • Nel 2002 mi laureai con lei a Bologna. Una tesi sulla Beccari e la sua rivista. A Bologna Anna ha portato ciò che mancava al dipartimento di storia contemporanea. Grazie a lei frequentati la scuola estiva di Pontignano. Grazie a tutte le donne che ho conosciuto oggi insegno lettere con una prospettiva diversa. Grazie Anna, grazie a tutte voi…

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