NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Ma la biologia c’entra, e come…

Ph. "Abrazos" di Alessandro Vitali
Ph. "Abrazos" di Alessandro Vitali
Roberta Trucco
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La sentenza di Trento è storica nel senso che mette in evidenza che ci troviamo di fronte a un bivio dal quale dipende la storia dell’umanità, l’idea stessa di essere umano, la antropologia su cui costruire la nostra identità e credo, in quanto firmataria dell’appello per l’abolizione universale della maternità surrogata lanciato il 4 dicembre 2015 da Se non ora quando – Libere, doverosa una riflessione a riguardo.

Secondo la Corte d’Appello di Trento, quel certificato di nascita straniero è valido perché è da escludere “che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”. 

Dunque, secondo questa sentenza, il legame affettivo e di assunzione di responsabilità genitoriale, più che il dato biologico diventa dirimente per la decisione. Si dimentica però che la pratica della maternità surrogata riconosce la paternità e maternità solo in nome del dato biologico, e cioè si è padri e madri perché la gestante surrogata porta in grembo i geni dei committenti, o almeno di uno dei due. Una pratica, dunque, che di fatto cancella o addirittura nega il legame affettivo che si crea nei nove mesi di gestazione tra il feto e la madre surrogata, che nega, quindi, quanto questa relazione  contribuisca allo sviluppo del feto.

Non stupisce che le autrici di questa sentenza siano tre donne. Le donne lo sanno bene: troncare il legame affettivo che si è creato in una relazione, come ad esempio nel caso di questi due padri, non è nell’interesse del minore, tuttavia si dimentica che la pratica della surrogazione interrompe in modo traumatico il legame che si è creato  tra una donna incinta e la creatura che va formandosi nel suo grembo e che, tra l’altro, è uno dei valori più alti della maternità. Dunque chi commissiona dei bambini attraverso la surrogazione sceglie a priori, in nome di un presunto diritto alla filiazione, di cancellare quella relazione.

Questo il paradosso nel quale ci troviamo: da un lato una pratica medica e tecnica che si fonda sul diritto di “proprietà” in nome del dato biologico più che sul dato affettivo e di cura e dall’altro, una legislazione che quando si tratta di riparare a un vuoto legislativo antecedente ribalta questa assunzione.

L’Assise di Parigi del 2 febbraio 2016 , voluta dalla Agacinsky, nasceva sulle profonde e complesse domande che nascono di fronte ai problemi legislativi che riguardano il riconoscimento dei bambini nati con questa pratica nei paesi dove questa è permessa. La carta per l’abolizione universale della maternità surrogata è la risposta. Questa pratica è lesiva dei diritti delle donne e dei bambini perché cancella la relazione unica e irripetibile che si crea tra madre e bambino e quindi va bandita a livello mondiale.

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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