RAI SUCCEDE

Imbarazzo come donna e come europea

Ph. dal Cebit, la grande fiera tecnologica di Hannover
Ph. dal Cebit, la grande fiera tecnologica di Hannover
Ilaria Ravarino
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Sarebbe interessante capire che percezione abbia, quel milione e mezzo di italiani che seguiva il programma di Perego, del vago concetto di “est”. Repubblica Ceca? Slovenia? Romania? Polonia? Ungheria? Bulgaria? Definisca il candidato le differenze tra i paesi appena elencati.

 

“Parliamone Sabato” ha chiuso: roba che a intervenire adesso, sull’argomento, si rischia di arrivare così tardi che l’ondata di dissenso social potrebbe aver fatto in tempo a ripiegarsi su se stessa trasformandosi nel suo esatto contrario. E magari dopo due giorni di sacrosante lamentele adesso c’è qualcuno che da qualche parte, nel mappamondo social, sta già prendendo le difese di quella squallida trasmissione tv (“C’è di peggio!”), difendendone a spada tratta gli autori (“Non è colpa loro”) e deresponsabilizzando i conduttori (“Complotto!”).

Ma io, comunque, un alibi ce l’ho: prima di adesso non potevo proprio scriverne. Perché quando mi è arrivata la notizia – il programma di Paola Perego, di cui da expat proprio non avevo contezza, sospeso dopo un incredibile epic fail sessista (Abbiate pazienza. Se non vivi in Italia, la Rai tendi a usarla per Montalbano, Sanremo o al massimo Chi l’ha visto: dei people show del sabato pomeriggio non si sente la mancanza, giuro) – quando insomma mi è arrivata la notizia mi trovavo nel mezzo del Cebit, la grande fiera tecnologica di Hannover, tra gli stand del padiglione polacco. Badge al collo e smartphone in mano, ho appreso dell’orrida novità dal mio profilo Facebook, mentre davanti a me l’ologramma di una “ragazza dell’est” – precisamente: un’ingegnera informatica specializzata in Critical Infrastructure Monitoring – mi illustrava le potenzialità delle energie rinnovabili. Niente di sorprendente: la Polonia, per chi non lo sapesse, è diventata negli ultimi anni un polo importante dell’economia digitale, con Varsavia come hub strategico. Mentre questa plurilaureata in 2d mi spiegava in perfetto inglese le virtù della sua company, io leggevo la lista dei motivi per cui l’uomo italiano medio avrebbe dovuto preferire una “fidanzata dell’est” a una “ragazza italiana”. E non potevo crederci: diceva proprio fidanzata dell’est, diceva casalinga, obbedire all’uomo, non appiccicarsi, eccetera eccetera. Per un attimo ho avuto l’impressione che l’ologramma – i cui sensori, intelligentissimi, avevano percepito la mia distrazione – mi fissasse con disprezzo.

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Ora: a parte tutto il discorso sessista che è stato ampiamente trattato in questi giorni (fino a diventare deliziosamente virale con la deriva social delle liste-parodie), io proprio non mi faccio una ragione dello stereotipo della “fidanzata dell’est”. Da dove diavolo arriva, e quanto provinciale e offensiva e polverosa è, questa immagine della “fidanzata dell’est”? Sarebbe interessante capire che percezione abbia, quel milione e mezzo di italiani che seguiva il programma di Perego, del vago concetto di “est”. Repubblica Ceca? Slovenia? Romania? Polonia? Ungheria? Bulgaria? Definisca il candidato le differenze tra i paesi appena elencati.

L’incidente sessista di quel programma, già di per se mediocre, è solo la punta di un enorme iceberg d’ignoranza. È sintomo certamente di un problema di maschilismo – con l’immagine persistente e agognata di una serva madre addetta alla cura del maschio – ma è anche prodotto di un paese piccolo piccolo, vecchio e provinciale, incapace di guardare aldilà del proprio naso. Personalmente, tutta questa storia mi mette addosso una doppia tristezza: mi umilia come donna, ovviamente. Ma mi imbarazza, nel profondo, anche come cittadina. Europea.

 

Chi ha scritto questo post

Ilaria Ravarino

Ilaria Ravarino

Sono una giornalista e scrivo dalla Germania di cultura, costume e tecnologia per le testate Gioia, Il Messaggero, Leggo e Otto e 1/2. Con la rubrica "Iogiocodasola", sulle pagine di Rolling Stone, ho raccontato per un paio d'anni il mondo dei videogiochi da una prospettiva femminile: più che divertente, è stata un'esperienza illuminante. Videogiocatrice, femminista, appassionata di letteratura cyberpunk e orgogliosamente nerd, vivo a Berlino da quando è nato mio figlio. Sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando?

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