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Durante la gravidanza la madre parla con il piccolo

Rita Cavallari
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Che rapporto si crea tra la madre e il bambino durante la gravidanza? Cosa succede quando, subito dopo la nascita, il legame viene interrotto, come accade nei casi di maternità surrogata? L’abbiamo chiesto a Paola Marion, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana esperta dei problemi di bambini ed adolescenti.

La gravidanza è un’esperienza di vita, ci dice Paola Marion. È un contatto stretto ed intimo tra madre e figlio che continua col parto ed i primi mesi di vita. Entrano in gioco fattori complessi e per il bambino è una partita delicata che avrà conseguenze su tutta la sua vita. L’amore non è un sentimento astratto, è qualcosa che si veicola fisicamente attraverso il corpo femminile della madre, corpo che il neonato ben conosce nella percezione dell’olfatto e dell’udito. La madre parla al piccolo fin dall’inizio della gravidanza, in un rincorrere di interazioni con parole e suoni. È una comunicazione intenzionale, un investimento affettivo continuo. La gravidanza è una situazione emotiva che lascia nel piccolo tracce mnestiche che si stratificano, residui di percezioni sensoriali che si raggruppano all’interno della psiche.

Cosa succede quando il legame si perde? Possono nascere problemi gravi? Ci dice Paola Marion che ciascuno di noi deve fare i conti con la propria origine ricostruendo la propria storia familiare. Ad esempio, un bambino nato con una fecondazione eterologa o con una donazione di ovociti dovrà fare un lavoro molto complesso per accettare l’estraneità di un pezzo di sé. Il tema dell’origine è decisivo per ciascuno di noi. Ora più che mai, perché gli sviluppi della genetica ci mettono di fronte a problemi fino ad ora sconosciuti. Di quanti pezzi sono fatto? Dove sono le mie radici? E, nel caso della maternità surrogata: in quale pancia sono cresciuto? da dove vengono l’ovulo e lo sperma che mi hanno generato? La psiche ha molte difficoltà ad accettare le conseguenze della tecnica medica. È un lavoro di integrazione lungo e difficile. Come quello che si deve fare nel caso dei trapianti di organi. Un rene, un cuore, non sempre vengono accettati e spesso sopravviene il rigetto. La nostra psiche non riesce ad integrarli. Ci sono molti studi clinici a questo proposito. Ad esempio ci sono stati casi di trapianti nei quali l’organo trapiantato (ricordo che è successo nel caso di un trapianto di mano) è stato rifiutato.

Pezzi della nostra origine possono quindi essere “rigettati” come può essere rigettato il trapianto di un organo? Negli Stati Uniti si sono costituite associazione o fondati siti per la ricerca dei donatori, non solo per evitare di trovarsi involontariamente in relazioni incestuose, ma anche al fine di evitare malattie genetiche su larga scala.

E per la maternità surrogata? Non ci sono sufficienti studi e ancora non sappiamo quali problemi specifi, al di là di quelli indicati prima, potrà avere un bambino che nasce con questa tecnica.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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