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Beautify Cardinale

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Ilaria Ravarino
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Un manifesto così non è un omaggio alla grande memoria del cinema, ma un tributo alla frivola crudeltà di un universo che il cinema, senza tanti complimenti, se lo sta divorando: quello della moda.

 

“Beautify” è un’intraducibile azione di Meitu, l’app cinese di fotoritocco che molti di noi non ammetterebbero nemmeno sotto tortura di aver scaricato. Perché una volta che la usi poi è difficile farne a meno: basta un click e le rughe si ammorbidiscono, l’incarnato risplende, gli occhi brillano. Un paio di click in più e spariscono le occhiaie, il naso si restringe, il doppio mento se ne va, si allunga la figura, si sfinano le gambe, muta l’altezza, la massa, la profondità. La portata del ritocco di Meitu la si comprende solo confrontando alla fine il prima e il dopo: la foto ritoccata ha perso vita, è l’immagine di un androide. E qui arriva il vero problema. Perché quell’androide, ammettiamolo, nove volte su dieci ci piace più dell’originale.

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Beautify Ilaria Ravarino – l’effetto della app Meitu su una normale immagine

Il fatto è che l’estetica del fotoritocco ha plasmato il nostro stesso immaginario, ha definito la nostra idea di bellezza, ha formato il canone. Non importa quanto strenuamente abbiamo lottato per imporre (a noi stesse, prima di tutto) un’idea di femminilità diversa da quella delle riviste, della pubblicità, delle fotografie di moda. Il nostro cervello ha imparato involontariamente a distinguere tra un bello – bianco, magro, giovane, filtrato – e un brutto – scuro, largo, segnato, grezzo.

È figlia di questa visione Meitu della bellezza anche la decisione del Festival di Cannes (dei grafici?) di ritoccare un’immagine come quella di Claudia Cardinale a vent’anni, sfinandone vita e gambe nel manifesto ufficiale. Via qualche taglia dal busto, limate le cosce, sacrificata parte della chioma selvaggia in favore di una composizione più bella, più ordinata. Via anche le dita dei piedi, per carità, troppo lunghe. E beautify a manetta sul viso privo di ombre, a stagliarsi candido sul background – rosso come le fiamme al largo dei bastioni di Orione. Il risultato? Colpo di fulmine, manifesto straordinario. E quando ci si accorge del trucco è troppo tardi, il giudizio è irreversibile. Cardinale, certo, ci piaceva anche prima. Ma così è perfettamente in linea (in tutti i sensi) con ciò che il nostro cervello riconosce come “bellezza”.

 

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E però. Che delusione, questa resa totale del mondo della cultura al conformismo estetico. Che imbarazzo, sapere che persino una foto di scena dopo qualche anno invecchia, e che va trattata di nuovo, adeguata ai canoni di bellezza moderni. E che peccato, aver perso l’occasione di veicolare un’immagine di femminilità fuori dalla norma, comunque irraggiungibile ma più accessibile, non per questo meno sorprendente. Passi pure che nel buio delle nostre stanze noi comuni mortali giochiamo a fare beautify sulle nostre foto profilo, meravigliandoci e forse sentendoci anche in colpa per la scandalosa differenza. Ma farlo sul corpo di Cardinale, su quel corpo così trasversalmente bello, e farlo sul simbolo di un festival, un festival universalmente ambasciatore del bello, è un delitto. Che ci invita, tutte noi, a restare schiave della Meitubellezza, dei suoi parametri, dei limiti e degli aggiornamenti di un canone che ci vorrebbe tutte magre, giovani, snelle, pallide, raggianti (e con i piedi palmati). Un manifesto così non è un omaggio alla grande memoria del cinema, ma un tributo alla frivola crudeltà di un universo che il cinema, senza tanti complimenti, se lo sta divorando: quello della moda.

 

Chi ha scritto questo post

Ilaria Ravarino

Ilaria Ravarino

Sono una giornalista e scrivo dalla Germania di cultura, costume e tecnologia per le testate Gioia, Il Messaggero, Leggo e Otto e 1/2. Con la rubrica "Iogiocodasola", sulle pagine di Rolling Stone, ho raccontato per un paio d'anni il mondo dei videogiochi da una prospettiva femminile: più che divertente, è stata un'esperienza illuminante. Videogiocatrice, femminista, appassionata di letteratura cyberpunk e orgogliosamente nerd, vivo a Berlino da quando è nato mio figlio. Sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando?

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