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La Pasqua delle donne

Il Mattino di Pasqua di Maurice Denis
Il Mattino di Pasqua di Maurice Denis
Annamaria Riviello
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Penso, da laica, che le donne che si riconoscono nel popolo di Dio, avrebbero tutte le ragioni per accedere alla funzione sacerdotale che comunque nella Chiesa istituzione, ha grande valore simbolico e fattuale.

 

Enzo Bianchi l’autorevole fondatore della comunità di Bose, nella sua meditazione per la Pasqua appena trascorsa, ha scritto: “le donne allora corrono, abbandonano in fretta il sepolcro che per loro non ha più significato e convinte che Gesù è risorto vanno a portare il Vangelo ai discepoli”. Aggiunge inoltre che la Chiesa non dà sufficiente rilievo a questo evento e cioè che il primo annuncio della Pasqua di resurrezione viene dalle donne, mentre i discepoli faticano a crederci.

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In verità quest’anno su questo versante il Papa ha voluto dare un segno chiaro affidando le meditazioni sulla Via Crucis ad Anne-Marie Pelletier teologa e biblista. La prima donna laica a vedersi assegnato questo compito. In esse la studiosa affronta alcuni passaggi importanti. La condivisione tra ebrei e gentili nella condanna del Cristo e quindi la infondatezza dell’accusa di deicidio ai giudei; il ricordo di Etty Hillesum di famiglia ebrea che internata ad Auschivtz piuttosto che piangere sul suo dolore “intuisce” la sofferenza di Dio misericordioso di fronte all’immensa tragedia del lager; la capacità di sconfiggere la violenza a partire da sé e infine il ricordo del Sabato, l’attesa delle donne che non avevano perso la speranza e che rimasero lì tutto il tempo senza farsi piegare dalla disperazione.

Papa Francesco in questo modo consegna alla Chiesa tutta ed al popolo dei fedeli ancora una volta un segno di attenzione verso le donne. Rimane l’ultima distinzione, il sacerdozio. L’esclusione delle donne dal sacerdozio si attribuisce ad una scelta del Cristo che pure aveva messo in rilievo la loro dignità contro il costume dell’epoca. Quel divieto è stato autorevolmente ribadito dai papi lungo il Novecento. Lo hanno ripetuto Paolo VI e Giovanni Paolo II che nella Lettera apostolica del 1994 scrive che Gesù che pure aveva esaltato la dignità e spiritualità delle donne le aveva escluse dal sacerdozio. È qualcosa che esclude le donne da quell’intima associazione col Cristo che consente ai preti di esercitare tutti i sacramenti, di assolvere o no dal peccato. Penso, da laica, che le donne che si riconoscono nel popolo di Dio, avrebbero tutte le ragioni per accedere alla funzione sacerdotale che comunque nella Chiesa istituzione, ha grande valore simbolico e fattuale.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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