NUOVI PADRI

Congedo per i papà: si torna indietro

Francesca Marinaro
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Nel 2017 i quattro giorni di congedo per i papà previsti per l’anno scorso – due obbligatori e due facoltativi da sottrarre a quelli concessi alle madri – si riducono a due. Tutti i buoni propositi, primi fra tutti quelli del governo e del presidente dell’INPS, per politiche di conciliazione tra vita privata e lavoro a sostegno dell’inserimento delle donne nel mercato del lavoro sono svaniti nell’arco di pochi mesi.

A nulla sono servite i dati degli organismi internazionali, come il FMI e l’Osce, sulla necessità per l’Italia di avere politiche “per le famiglie correttamente progettate per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro” e combattere così più efficacemente le discriminazioni nei confronti delle donne. In questo senso anche i bassi tassi di fecondità sembrano essere un potente indicatore delle nuove configurazioni relazionali e del rapporto sempre più stretto tra lavoro di cura e lavoro per il mercato. La crisi della natalità, l’emergenza delle “culle vuote”, la diminuzione del numero medio di figli per donna, l’allungamento della vita con conseguente squilibrio nella composizione della popolazione e nel rapporto attivi – non attivi, dimostrano che oggi siamo di fronte ad un nuovo e diverso assetto sociale, al cui interno va collocata e valorizzata la scelta di fare figli.

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La decisione di mettere al mondo un/a figlio/a è sicuramente qualcosa di personale e responsabile ma è anche una scelta che coinvolge il futuro di una comunità, di una nazione. Ciò concretamente vuol dire anche ripensare gli strumenti pubblici a sostegno delle donne con particolare riferimento a quelli della cura. A questo fine il concetto di base per una più efficace politica non può più essere quello della conciliazione tra vita professionale e familiare a senso unico.

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Il metodo della conciliazione è stato sicuramente una premessa indispensabile per ogni politica non solo di pari opportunità, ma anche di emancipazione femminile. E siccome quello che oggi aspetta ancora di essere mutato è il ruolo tradizionale degli uomini, occorre iniziare la nuova stagione della condivisione di ruoli e potere con un’azione pubblica intenzionale, coerente e continua nei diversi livelli del governo della cosa pubblica.

Condivisione è la parola di oggi e di domani, perché ci tocca condividere il mondo con le sue bellezze, con i suoi mali e sofferenze, le sue sfide e speranze. Cominciamo da adesso, lanciando la sfida alla politica, alla società, alla cultura per una società di pari e differenti, accogliente verso i bambini, che considera maternità e paternità, non “perdite di tempo”, ma incancellabili fondamenta di ogni speranza futura, e che cancelli la violenza e la sopraffazione nelle relazioni tra donne e uomini… [da Cheliberta.it]

Occorre perciò che le politiche contro la discriminazione uomo donna e per le pari opportunità cessino di essere politiche di cornice e divengano invece oggetto d’investimenti di risorse umane ed economiche. Tanto più di fronte a stime sulla valorizzazione della risorsa donne che si aggirano attorno al 15% del Pil nazionale, vale a dire 240 miliardi di euro. Per un Paese che ha difficoltà di crescita queste non sembrano stime da far passare in secondo ordine!

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Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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