Sguardi

Libere scelte o libero mercato?

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Silvia Pizzoli
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Leggendo su Liberation la storia di una ragazza di 18 anni che tramite un’agenzia tedesca ha venduto all’asta, per 2,3 milioni di euro, la sua “prima volta”, mi è tornata alla mente una conversazione avuta in famiglia molti anni fa. Una di quelle conversazioni che si riescono a fare con le persone di casa che, nonostante i legami e l’affetto, sono in grado di mantenere quel barlume di oggettività e distacco che permette loro di considerarti una ‘testa pensante’, nonostante l’esplosione dell’adolescenza in atto in quegli anni.

Mi chiesero in modo secco e diretto se per me la verginità era un valore. Ricordo ancora nitidamente la sicumera con la quale, senza pensarci troppo, risposi: “Ma certo che no”! Al tempo ero una giovane adolescente che si incominciava ad interessare alla politica, mi consideravo emancipata e l’educazione cattolica con la quale ero stata cresciuta stava perdendo tutto il suo “appeal“.

(In “Mustang” (2015) protagonista un sistema patriarcale per cui le ragazze sono soltanto merce di scambio e quindi la loro verginità è una sorta di garanzia data al compratore)

Ancora pochi anni e la verginità, non solo non avrebbe rappresentato alcun valore, ma sarebbe addirittura diventata un ‘peso’, qualcosa da cui ci si doveva liberare ed anche in fretta per poter finalmente accedere all’agognato paradiso della libertà sessuale, faticosamente conquistata da chi ci aveva precedute e di cui noi giovani dovevamo legittimamente godere, senza giudizi morali o condizionamenti di sorta.

‘Culturalmente’ (oserei dire quasi ‘ideologicamente’) mi sentivo quindi pronta, le varie occasioni volutamente mancate mi dimostravano che ‘emotivamente’ non lo ero. Ecco, riflettevo oggi, che forse era proprio in questo scarto il valore che, inconsapevolmente, davo alla verginità, alla mia verginità. E non era un valore sociale, religioso o politico, era un valore del tutto personale, legato solo al mio sentire.

'Flowers Bloom on People' installazione di TeamLab (Londra 2017)

‘Flowers Bloom on People’_Installazione di TeamLab (Londra 2017)

Non avrei pensato che a distanza di qualche anno la domanda si sarebbe riproposta, in altri termini, a mio giudizio mortificanti: non siamo più infatti a chiederci se la verginità è un valore ma se ha un valore, in un’accezione che non è più religiosa, culturale, politica ma puramente economica…ma allora, forse, la domanda che dovremmo porci è piuttosto: ci troviamo veramente di fronte a libere scelte o solo al libero mercato?

 

 

Chi ha scritto questo post

Silvia Pizzoli

Silvia Pizzoli

Nata a Roma. Studentessa, commessa, receptionist e oggi segretaria. Il 13 febbraio 2011, a pochi giorni dalla laurea, ero in Piazza del Popolo a manifestare per il rispetto della dignità delle donne. Alla soglia dei trent’anni le domande che da qualche anno ormai mi ronzavano nella testa hanno cominciato a farsi sentire di più. È passato un po’ e ancora non ho trovato tutte le risposte che cercavo, così ho deciso di ripartire da un aspetto determinante e imprescindibile: il mio essere donna nella relazione con l’altro e la società. Di qui l'incontro con Libere; è venuto il momento di impegnarmi perché mi sono convinta che la società civile non possa più restare silenziosa di fronte ai cambiamenti che la investono.

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