Maternità

Coraggio e riflesso di Pavlov

Isabella Ragonese in "Sole. cuore, amore", storia drammatica di una giovane donna, madre di quattro figli.
Isabella Ragonese in "Sole. cuore, amore", storia drammatica di una giovane donna, madre di quattro figli.
Francesca Izzo
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Ha avuto una bella dose di coraggio (intellettuale prima che politico) il di nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, a pronunciare la parola ‘mamme’ e a porre la maternità tra le priorità della politica del suo partito:

La terza parola è mamma. Abbiamo portato le mamme a occuparsi di politica. Ora la politica si occupi di loro. È la questione politica del nostro tempo, che nel 2017 la maternità possa essere considerata un ostacolo è assurdo. (Matteo Renzi, 7 maggio 2017)

Eh sì, del coraggio a rompere il tabu che ossessiona e imprigiona donne e uomini dell’intera classe dirigente italiana. Per loro parlare di madri e di maternità è regressivo, è riportare l’orologio della storia agli anni Cinquanta, a prima della rivoluzione femminista. E grazie a questa ferrea convinzione l’Italia è diventato il paese in cui il più basso tasso di natalità si accompagna al più basso tasso di occupazione femminile, in cui intere generazioni di giovani donne considerano un lusso, un sogno irrealizzabile avere un bambino.

Si licenziano le donne o le si pagano meno quando hanno un figlio, non ne parliamo se ne desiderano un altro, un (uno di numero) giorno obbligatorio di congedo di paternità viene considerato una grande conquista e si potrebbe continuare. E se qualcuno, come ha fatto ieri Renzi, osa sollevare la questione, ecco scattare il riflesso di Pavlov, delle custodi e dei custodi della tradizione.

 

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Come si osa pronunciare questa parola ‘mamme’? Noo, si dice ‘donne’ perché la maternità è roba da tenere ben nascosta, è qualcosa di cui vergognarsi perchè rende le donne non tanto uguali ai maschi, è una lesione alla tanto agognata uguaglianza e guai a chi osa ricordarlo.

È tempo di spezzare questo tabu e noi di Se non ora quando – Libere ci stiamo provando a riprenderci la maternità. Ora si tratta di vedere se il coraggio intellettuale di Renzi si tradurrà in reali ed efficaci politiche.

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Izzo

Francesca Izzo

Vivo a Roma ma sono originaria di un piccolo paese del casertano. Sono sposata con un figlio. Ho insegnato fino a qualche anno fa Storia delle dottrine politiche all'università l'Orientale di Napoli. Ho fatto parte dell'associazione di donne DiNuovo, e sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando. Dalla ormai lontana giovinezza partecipo a gruppi, movimenti, coordinamenti di donne e ne scrivo. Penso che la sfida più grande alla cultura e alla politica sia realizzare un mondo a misura delle donne e degli uomini, a misura dei due sessi. Dopo l'intensa esperienza del movimento Se non ora quando? sono persuasa che questo sia il tempo di rendere popolari le idee legate alla libertà femminile e quindi ho deciso con le altre di Libere di dar vita al sito Che Libertà.

2 Comments

  • mi scusi, no, legare la denatalità a un problema di tipo “simbolico” é segno di una visione quantomeno disincarnata delle cose. Poi certo, le parole pesano, e allora verrebbe da dire che un’istanza etico-politica di questo tipo é legittima e non particolarmente scivolosa se rivendicata da donne in quanto donne che-vogliono-poter-essere-madri. Usare un predicato di potenza é uscire dalla tradizione, ridefinirci dall’alto, ex ante, come perno di un nuovo orizzonte programmatico (lavoro: cosa; casa: cosa; mamme?), tra l’altro con una certa stizza per chi dissente (anche in nome di una storia che non ha vissuto ma che sente propria)..questo si che é reazionario.

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