Maternità

Licenziata perchè mamma

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Simonetta Robiony
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Serve far rispettare quelle (le leggi) che ci sono, serve creare asili nido pubblici, rendere obbligatoria la scuola materna dai tre ai sei anni, offrire servizi alle giovani madri che hanno dimostrato di saper studiare di più e meglio dei loro compagni maschi.

 

Gira in questi giorni nel web la petizione di una giovane donna licenziata per aver avuto due bambini, uno dietro l’altro. Non sarebbe una novità se questa donna avesse lavorato in un call-center, in un centro commerciale, o peggio ancora avesse fatto la commessa in un piccolo negozio sotto l’occhio di un padrone. Ma questa donna lavorava in banca e da una banca uno non se l’aspetta. Invece è successo.

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Giuseppina Naimoli detta Giusy sembrava una ragazza fortunata. Nel 2008, infatti, era riuscita a entrare al Banco di Sardegna di Sassari grazie a sua madre che aveva accettato un prepensionamento cedendole il posto. La pratica molto diffusa un tempo, oggi più rara perché frutto di una visione paternalistica inaccettabile per cui i figli dei dipendenti sono migliori degli altri, aveva portato nel Banco di Sardegna duecento nuovi giovani impiegati. Il contratto, però, non prevedeva l’assunzione definitiva ma un apprendistato di quattro anni al termine dei quali sarebbe arrivato il sospirato posto fisso. Giusy, ragazza che riteneva di essere fortunata, in banca dopo un po’ incontra anche l’amore: si lega a un collega, lo sposa e decide perfino di avere un figlio perché l’apprendistato per legge tutela i suoi diritti di madre che sono congedo obbligatorio, congedo parentale, assenze per le malattie del bambino.

(Dal sito Chenge.org)

(Dal sito Chenge.org)

In tutto mancano dieci mesi. Intanto, mentre gli altri apprendisti allo scadere dei quattro anni vengono tutti e centonovantanove confermati, a lei viene riproposto l’apprendistato per altri quattro anni. Non è più una ragazza molto fortunata, ma non vuole convincersene. La legge è dalla sua e Giusy mette al mondo un secondo figlio, usufruendo di tutti i permessi che le spettano come madre ma che la banca evidentemente non vuole concederle. E infatti la banca la punisce. Giusy cambia otto volte mansioni, deve rimettere i giorni di assenza, ricomincia ogni volta da capo illudendosi di ottenere il perdono dai dirigenti, finché il 27 febbraio del 2015, a pochi giorni dalla scadenza del suo terzo apprendistato, quando credeva di avercela fatta, viene licenziata mentre stava lavorando alla cassa.

La delusione è talmente forte che si mette a piangere davanti ai clienti che affollano la sede. La perdita del lavoro la fa sentire inutile, depressa, sciocca. Ma non si arrende e fa causa. La prima sentenza è a suo sfavore: durante l’apprendistato si può essere licenziati senza dirne la ragione. Lei sa che sono le sue due maternità ad aver provocato l’allontanamento, ma il Banco di Sardegna non lo dichiara perché non può farlo. In Italia la maternità è tutelata. Intanto, in attesa di una seconda sentenza, lancia una petizione in cui chiede a tutte le donne che hanno subito un trattamento simile di unirsi a lei in una protesta collettiva. Le donne sono rassegnate a perdere: alcune, poche, rispondono schierandosi dalla sua parte, altre, di più, le dicono che non doveva approfittare delle protezioni offerte alle madri. Giusy non è più una ragazza fortunata. È soltanto una donna ingenua perché ha creduto che in Italia le leggi a favore della maternità siano sempre rispettate. Ma il mobbing, i soprusi, le irrisioni, i raggiri delle leggi stesse spingono molte donne a ritirarsi dal lavoro non appena nasce loro un bambino. Per non parlare delle dimissioni in bianco, pratica vergognosa che alcuni continuano a usare e che non concede alle donne alcuna scelta.

E poi ci si chiede perché il nostro indice di natalità è quasi pari allo zero. Perché tante ragazze continuano a rinviare una gravidanza fino ad arrivare a una età in cui è troppo tardi per restare incinta. Perché il numero delle donne che lavorano da noi è più basso che negli altri paesi europei. Perché, quando va bene, stiamo creando una società di figli unici e quando va male una di individui che vivono da soli in piccoli appartamenti, comprano ai supermercati le loro mono-porzioni, si prendono un cane e un gatto che riempiono di coccole come risulta evidente dagli spot pubblicitari che passano in tv. Renzi, di nuovo a capo del PD, ha parlato dell’emergenza mamme e lo hanno preso in giro. Renzi dovrebbe sapere che non servono nuove leggi. Serve far rispettare quelle che ci sono, serve creare asili nido pubblici, rendere obbligatoria la scuola materna dai tre ai sei anni, offrire servizi alle giovani madri che hanno dimostrato di saper studiare di più e meglio dei loro compagni maschi. Serve un paese serio perché le ragazze come Giusy, certamente ingenue, possano anche continuare a sentirsi fortunate.

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Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

1 Comment

  • Grazie Simonetta… bellissimo articolo.. hai centrato ciò che sono Ti ringrazio con tutto il cuore.. un abbraccio !

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