RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Nuovi servizi e non solo per una maternità libera

Francesca Marinaro
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Perché non è solo un’elementare questione di equità fra i sessi, ma è il presupposto essenziale per la coesione e la crescita.

 

Sono convinta che l’utilizzo della parola “mamme” non ricacci indietro le donne, ma aiuti a pensare un’organizzazione della società a dimensione di uomini e donne. Oggi, ancora più di ieri, la libertà femminile, per tradursi nella realtà quotidiana, ha bisogno di un legame indissolubile tra maternità e vita sociale. In una comunità di uomini e donne, si tratta di un’acquisizione necessaria per rendere concreta la maternità come libera scelta. Perché non è solo un’elementare questione di equità fra i sessi, ma è il presupposto essenziale per la coesione e la crescita.

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È risaputo ormai che ciò che fa la differenza sul reddito di un Paese e le sue dinamiche di sviluppo è la condizione delle donne e in particolare il loro inserimento nel mercato del lavoro. Con riferimento a questo, si ritiene che nelle società postindustriali le maggiori prospettive d’incremento occupazionale si concentrano proprio nei servizi alle famiglie e alla persona. Ed è proprio su questo terreno che l’Italia appare come intrappolata in un circolo vizioso: scarsità di servizi e bassa partecipazione femminile, che a sua volta è collegata alla scarsità di servizi.

Il mutare dei modelli familiari e relazionali tradizionali richiede nuovi obiettivi di organizzazione del lavoro domestico e di cura che tradizionalmente è stato svolto dalle donne, ma che per dare respiro alla libertà femminile deve essere condiviso con gli uomini e sostenuto da servizi pubblici e privati nuovi. Un cambiamento di questo genere sollecita tutti i livelli istituzionali, tanto quelli nazionali e regionali che locali, a sostenere azioni strutturali per assicurare beni e servizi alle famiglie e alle persone.

 

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Si tratta di mettere in campo un mercato dei servizi economicamente produttivo, che come nell’esperienza francese, può essere in larga parte finanziato dalle stesse famiglie e persone che vi ricorrono con prezzi e qualità controllati. Certo sono necessarie politiche d’indirizzo nazionale, ma intanto i livelli locali e di quartiere si possono attivare sperimentando forme nuove, come ad esempio il “portierato di quartiere” (per es. Lulu dans ma Rue) per risolvere piccoli problemi come montare tende, aiutare i bambini a fare i compiti, preparare cene, riparare rubinetti, portare la spesa. Sembrano cose di poco conto ma nella vita quotidiana delle donne hanno il loro peso e la loro importanza.

 

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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