Maternità

Se si spegne la voglia di far nascere

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Annamaria Riviello
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Che ne dite se una volta, almeno una volta, invece di denunciare la stanchezza, la solitudine, la mancanza di risorse economiche e di servizi delle mamme (tutto vero!) ci prendessimo la libertà, che sfiora l’incoscienza, di dire come sia importante e significativo e bello avere un bambino?  (Silvia Vegetti Finzi, Corriere della Sera, 14 maggio)

 

Il bellissimo articolo di Silvia Vegetti Finzi sulla maternità apparso sul Corriere lo scorso 14 maggio, ci ha ricordato la ricchezza racchiusa nella possibilità di essere madre oggi che non è più un destino. Per secoli grandi signore e donne povere sono state accomunate dallo stesso obbligo, le prime per dare un erede – molto meglio se maschio – al casato del marito, le seconde per dare braccia per il lavoro. Tutto questo è finito e non solo per le conquiste della chimica, anche per le lotte delle donne che hanno voluto decidere se e quando divenire madri elevando questa loro possibilità a scelta del corpo e della mente. La maternità però è cosa così complessa che non si finisce mai di parlarne.

Vegetti Finzi ha ben spiegato le ragioni sociali, psicologiche, culturali che spingono tante donne a non essere madri e\o a tentare di esserlo sempre più avanti negli anni. Da psicanalista parla giustamente di “una caduta del desiderio inconscio” oltre che razionale.

È vero diventare madri per scelta mobilita tutte le risorse in nostro possesso, consapevoli e no. Bisogna amare la vita ed amarla a tal punto da accettare anche compiti impegnativi. Di più bisogna avere fiducia nel mondo che ti circonda, nell’uomo che si è scelto, nel prossimo futuro. Non vorrei che dimenticassimo che la maternità è anche fatica e travaglio, stanchezza e rinunce. In questo sito facciamo battaglie perché le donne si riprendano la maternità, sacrosanta battaglia.

Ci guardiamo bene però dal farne un quadretto tutto rosa, è vita insomma e bisogna che le-i giovani sappiano che senza questa dimensione dell’accettazione dell’impegno nessun dono di felicità sarà duraturo. Non c’è niente di importante che non costi attenzione e impegno ma quello che così si è conquistato non si perde mai. Le madri, i padri, tutti gli adulti hanno un compito grave, rimettere in gioco la fiducia.

È questo il tempo in cui sembra esaurita, tra i cittadini e dei cittadini verso le istituzioni, tra le persone singole e tra le realtà collettive. Non fidarsi di nessuno, andare dritto per la tua strada, difendersi, farsi valere, sono le parole d’ordine che sento più spesso. Ecco che la voglia di far nascere si spegne profondamente una parte straordinaria della vita.

È questo che vedo dietro il calo delle nascite, non solo tutte le cose che mancano in termini di welfare e di lavoro ma qualcosa che ci interroga più radicalmente ed interroga tutte e tutti. Non basta mai ricordare che interrogarsi su questi temi non implica nessun appello alla maternità come obbligo anzi, tutto il discorso ha la sua forza perché si fonda sulla libertà di sceglierla. Le donne non hanno bisogno di diventare madri per vivere appieno la vita, ma ormai sono così forti da poter parlare di questa loro possibilità come una delle vie, ricche e impegnative che la vita ci propone, esigendo però che questa dimensione non si perda, stritolata da un meccanismo che riduce ogni persona al suo prezzo sul mercato globale.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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