LUCI ROSSE SGUARDI

Giovani per l’abolizione della prostituzione

 

Uno dei temi discussi oggi in Italia, nel mondo femminista, è sicuramente quello che prevede il cambiamento della legge Merlin, che dovrebbe lasciare il posto a un modello più attuale per cercare di risolvere o migliorare i problemi legati al fenomeno della prostituzione. La strada più percorsa è quella della legalizzazione del fenomeno stesso. Legalizzazione vista come soluzione di tutti i problemi; come inquadramento del “mestiere più vecchio del mondo”, che tanto non verrà mai debellato; come, anzi, possibilità di tassare lavoratrici che fino ad ora non lo erano; legalizzazione, addirittura, come percorso a disposizione delle donne che si prostituiscono, per uscire dalla povertà mettendo in difficoltà un organizzatissimo, fiorente e crudele mercato nero.

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Nel nostro Paese, a tutti i livelli, sociale, economico, politico e mediatico, il dibattito è quasi esclusivamente sulla legalizzazione della prostituzione, ipotizzando soluzioni tra le più diverse ed “innovative”, due fra tutte: far diventare indoor un fenomeno che, dalla chiusura delle case chiuse, è outdoor, oppure attuare lo “zoning”. E per sdoganare il fenomeno si cerca di far entrare nel linguaggio comune termini come “sex worker”.

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Non si apre però la discussione ad un altro modello, contrario e, a differenza della prima idea, efficace dove è stato attuato; faccio riferimento al modello cosiddetto abolizionista. Modello che nasce in Svezia e che negli anni si sta diffondendo. L’idea alla base di questo modello è la criminalizzazione del cliente e la presa in carico delle donne prostitute, considerate vittime di un sistema che rivela, di nuovo, un pensiero maschilista e patriarcale in cui, ancora una volta, la donna è vista come un oggetto da acquistare, un corpo da comprare, su cui avere pretese, da considerare inferiore e a completa disposizione del cliente. In Italia questo modello non trova spazi di discussione. Apparentemente sono pochi i sostenitori del modello abolizionista, o più probabilmente, si ritiene migliore non dare loro spazio per esprimere la propria idea e le proprie ragioni.

In questi anni ho potuto collaborare con il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne, associazione parte rete internazionale della European Women’s Lobby, e proprio stando a contatto con loro e potendo rendermi conto della situazione attuale in Italia ed in Europa riguardo la prostituzione, ho abbracciato a pieno la posizione abolizionista. Grazie all’invito di Pierrette Pape, EWL Policy & Campaigns Director, ho potuto partecipare agli incontri che hanno visto la formazione di una rete europea di organizzazioni di giovani donne contro la legalizzazione della prostituzione chiamata Youth 4 Abolition, che promuoverà nuove iniziative pubbliche nei prossimi mesi.

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Ma quali sono le ragioni principali per cui una rete come Youth 4 Abolition potrebbe avere una forte voce su questo problema? Innanzitutto, la prostituzione interessa soprattutto i giovani. I dati di Eurostat affemano che la maggioranza (55%) delle vittime della tratta di esseri umani colpisce in maniera particolare la popolazione con meno di 24 anni. Le giovani sono le prime vittime a causa di una serie di fattori: persistenza della violenza sessuale nell’infanzia, precarietà economica, misure di austerità e mancanza di posti di lavoro, discriminazione nei confronti di rifugiati o migranti.

Ecco perché Youth 4 Abolition chiede che l’Europa privilegi la lotta alla violenza contro le donne, l’empowerment economico dei giovani e il sostegno ai giovani migranti e rifugiati. Abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma: da un sistema che normalizza la prostituzione a un sistema che promuova la reale parità di genere, come in Svezia o Francia. Rappresentiamo la società di oggi e dobbiamo essere ascoltati in questo dibattito.

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Romana Cocchi

Francesca Romana Cocchi

Sono laureata in Scienze Politiche - Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace ed ho un master in Project Management. Dopo un corso alla Camera di Commercio Italo-belga e uno stage a Formaper-Agenzia Speciale della Camera di Commercio di Milano è iniziato il mio impegno nel campo dell’empowerment politico, economico e sociale delle donne, collaborando anche come policy officer con il Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne e Slaves No More. Partecipo alla creazione di una rete europea di giovani donne, promossa dalla European Women’s Lobby, che si occupa di lotta al sistema prostituente e violenza contro le donne.

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