SUCCEDE

Lo sfruttamento dentro le mura delle nostre case

Francesca Marinaro
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Le condizioni di vita e di lavoro di tante donne straniere, in particolare rumene e ucraine, che si occupano dei nostri cari, anziani e figli, dovrebbero stare al centro della nostra attenzione. Eppure non è così! Quanti di noi sanno del loro dramma di vivere lontano dai loro affetti per accudire i nostri. Sulla stampa leggiamo poco dei suicidi che ci sono stati nel corso di questi ultimi anni. L’ultimo caso è il suicidio di una polacca quarantenne a Frigento.

Quasi tutte lasciano a casa figli, mariti e genitori anziani. Sono donne lacerate tra la necessità di andare via per dare ai famigliari una vita migliore e il dolore di lasciarli da soli. In Romania, su 5 milioni di minori il 75% ha un genitore che lavora all’estero, e l’80% di loro soffre del distacco. Un dramma vissuto in solitudine dalle donne badanti, colf o baby sitter, che vengono a lavorare in Italia, troppo spesso sottopagate e sfruttate. Si chiede loro talvolta di espletare compiti eterogenei, non sempre connessi all’assistenza alla persona e senza che per questi compiti aggiuntivi venga corrisposta alcuna integrazione economica. Basta pensare che, secondo uno studio delle Acli, su un orario di 54 ore settimanali, nella media le badanti ricevono poco più di 900 euro al mese al Centro Nord e 540 nel Mezzogiorno.

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Le badanti che prestano servizio in Italia sono all’incirca 500 mila. Si tratta di una cifra importante che richiede una particolare attenzione, innanzitutto da parte delle Istituzioni e dei sindacati per individuare nuovi meccanismi di riconoscimento sociale e un’organizzazione del lavoro rispettosa della dignità della persona che lo svolge.

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Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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