LA RECENSIONE

Una donna Fortunata

Frame dal film di Sergio Castellitto "Fortunata".
Frame dal film di Sergio Castellitto "Fortunata".
Licia Conte
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Corre, corre, corre con la sua andatura sbilenca Fortunata, che fa la parrucchiera, ma ha una bambina da accudire, una bambina che per poter lavorare deve lasciare di qua e di là.

 

C’è una periferia che fa da cornice a un mondo di emarginazione. I resti di mura antiche e una certa aria indolente e dorata dicono che siamo a Roma. Sempre un po’ di corsa, arrampicata sui suoi tacchi vediamo una giovane donna: è Fortunata, anzi: “Fortuna’…” , meglio ancora “a Fortuna’…”. Corre, corre, corre con la sua andatura sbilenca Fortunata, che fa la parrucchiera, ma ha una bambina da accudire, una bambina che per poter lavorare deve lasciare di qua e di là. Fortunata ha un sogno: aprire a settembre un negozio anche per poter tenere sempre con sé la bimba, che invece non sente ragione, lei vuole stare con la mamma, altrimenti sputa, anzi -come dice lei- “pputa”.

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Orfana di madre da sempre, padre suicida: da vivo un drogato che nascondeva la roba nei suoi vestitucci di bimba, Fortunata non trova un principe azzurro. Tacchi alti e gonnelline corte, lei è bella e gli uomini, marito separato compreso, la usano come una macchina per fare sesso; sono con lei brutali. Uno solo le vuol bene, un bipolare drogato. Commovente la scena in cui Fortunata va a trovarlo in carcere dove lui, matricida forse per pietà, è finito. I due si abbarbicano l’uno all’altra e le guardie fanno fatica a separarli . Lui come atto di estremo amore, le dona la giocata vincente del Lotto. E lei la regala all’uomo di cui si è innamorata. L’infame fa la giocata, vince e l’abbandona senza dirglielo. “Volevo esse fortunata almeno pe’ te”, dice lei amaramente, e forse ha capito.

Non infastidicono gli inevitabili richiami a Fellini. E come si fa a evitarli? Il corteo matrimoniale di una cicciona di periferia, tanto per citarne uno; o la mamma dell’amico drogato che fu una grande attrice e non riesce a strapparsi di dosso le vesti di Antigone, tanto per citarne un altro. Ma è nella inquadratura finale che il ricordo del Maestro è vivido. Prima dei titoli di coda ci appare di nuovo Fortunata, che ha ritrovato la sua bambina e se la stringe al cuore. Quel volto vale quello di Valeria Ciangottini.

Valeria Ciangottini, quindicenne, sulla spiaggia di Passoscuro, nella scena finale della Dolce Vita di Fellini

Valeria Ciangottini, quindicenne, sulla spiaggia di Passoscuro, nella scena finale della Dolce Vita di Fellini

 

Chi ha scritto questo post

Licia Conte

Licia Conte

Sono una giornalista. Della mia lunga e assai varia attività ha senso qui sottolineare soprattutto quella dedicata alla promozione della cultura femminile. Nei primi anni '70 ho curato una serie di sceneggiati radiofonici: 12 ritratti di donne attive nella battaglia per i diritti, da Marie Olympe Des Gouges alle suffragiste dell'inizio del '900. Alla fine degli anni '70 ho dato vita come ideatrice e conduttrice a "Noi, voi, loro: donna", in onda tutti i giorni dalle 10 alle 10.45 su Radio 3. Da quella trasmissione scaturirono 5 libri, il più noto dei quali fu Le Altre, di Rossana Rossanda, fedele trascrizione delle discussioni settimanali alla radio tra lei, me e altre. Il libro fu in seguito tradotto in 5 lingue. Nacque da lì Orsa Minore, una rivista che ebbe vita breve e una certa risonanza. Sono fra le fondatrici prima di DiNuovo e poi di Se Non Ora Quando?

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