INTERVISTE NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Lesbiche e surrogata

Di G.dallorto (Self-published work by G.dallorto) [CC BY-SA 2.5 it (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/deed.en)], attraverso Wikimedia Commons
Simonetta Robiony
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Si dice: perché a una donna deve essere concesso di interrompere liberamente una gravidanza e non di portarne aventi una per conto di una altra donna? In altre parole perché l’aborto sì e la GPA no? Ci accusano di essere illiberali dimenticando che una cosa è un feto, un’altra un bambino. Con la surrogata c’è un neonato coinvolto. E ci sono i suoi diritti.

 

12244349_10206697815537297_7371128982019298820_oProprio nei giorni di questo giugno, quando i cortei del Gay Pride cominciano a muoversi nelle nostre città per rivendicare i loro diritti, ma anche per festeggiare le vittorie ottenute, il movimento si divide sul tema della “surrogata”, definita con un termine più brutale “utero in affitto” o con uno più elegante “gravidanza per altri”. Da una parte le donne omosessuali che chiedono una riflessione perché la maternità è argomento troppo complesso per potersi risolvere con la regolamentazione della pratica della surrogata e dall’altro gli uomini omosessuali che chiedono, invece, che questa pratica sia resa legale anche in Italia. Roberta Vannucci, fiorentina, presidente dell’ArciLesbica nazionale e in quanto tale aderente al movimento LGBT, ovvero Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans, quello che organizza i numerosi cortei di giugno che hanno sostituito la grande manifestazione unitaria di Roma, per sottolineare ovunque in maniera più evidente la partecipazione e la presenza del Gay Pride, ci spiega le ragioni della divisione.

 

Come mai questa scelta non più unitaria tra voi lesbiche e donne e gli altri, gay, bisessuali, trans e uomini ?

Non è una scelta che nasce all’improvviso, poco prima dell’inizio dei cortei del Gay Pride di quest’anno, per minarne l’unità, come ci è stato rimproverato. Già nel 2012, nel nostro congresso, negli atti conclusivi pubblicati sul sito dell’associazione, mostravamo alcune perplessità sulla surrogata. Ma chi li legge i nostri atti? Gli uomini, si sa, sono poco attenti alla parola delle donne. Adesso, nel momento in cui il tema è diventato all’ordine del giorno, abbiamo deciso di dichiarare pubblicamente la nostra posizione che peraltro era quella di accettare la “gravidanza per altri” solo se solidale e opporci invece a quella commerciale. Ma i confini tra l’una e l’altra, lo stiamo scoprendo, sono assai fragili.

Quante sono le vostre associate?

Siamo all’incirca duemila ma le simpatizzanti, quella che “no, la tessera no”, sono molte di più. Nel 2015 il dibattito su questo argomento tra noi era stato intenso. Che vuol dire portare avanti una gravidanza come gesto di solidarietà nei confronti di una donna che non può farlo? Non ricevere niente in cambio, né l’aiuto per far studiare i figli all’università, né il contributo per acquistare una casa, né un regalo in segno di gratitudine? Oppure accettare questi vantaggi allargando il numero delle donne disposte a farlo? Sono tante le domande. E se si deve restringere alla sola gravidanza solidale come dobbiamo comportarci? Ammettere unicamente una sorella, l’amica del cuore, la cugina ed escludere tutte le altre? Sì, ma in base a quale regolamentazione?

L’accusa più frequente è che vietando la surrogata viene limitata la libera scelta delle donne.

Lo so. Si dice: perché a una donna deve essere concesso di interrompere liberamente una gravidanza e non di portarne aventi una per conto di una altra donna? In altre parole perché l’aborto sì e la GPA no? Ci accusano di essere illiberali dimenticando che una cosa è un feto, un’altra un bambino. Con la surrogata c’è un neonato coinvolto. E ci sono i suoi diritti.

Senza dimenticare che ormai a gestire questa pratica sono organizzazioni internazionali con avvocati, medici, cliniche specializzate e tanto, tanto denaro in mezzo.

Certo, perché per la maternità unicamente solidale non c’è offerta. D’altra parte perché una donna sana di mente dovrebbe accettare di crescere nel suo corpo un bambino di cui disfarsi alla nascita senza trarne alcun profitto? La realtà è una altra. Ci sono coppie sterili, e sono la maggioranza, che vogliono un figlio a tutti i costi, e poi ci sono le coppie omosessuali maschili che vogliono anche loro un figlio ma non possono per i limiti che gli impone la natura. Per esaudire questo desiderio si è creata una attività commerciale. Si sceglie una donatrice che fornisce l’ovulo, giovane, sana, bianca, bella, e si sceglie una donna che terrà nel suo utero questo ovulo fecondato, una donna spesso povera, bisognosa, a volte perfino di Paesi in via di sviluppo. E siamo già a tre donne: tre donne libere? Non lo so. Io credo che vada fatto una riflessione sulla genitorialità. Vengo dal femminismo e un pensiero su cos’è la maternità va tentato.

Si dovrebbe rivedere in Italia la pratica delle adozioni, forse.

Sì, anche questo. So benissimo che tra un figlio naturale e uno adottivo c’è differenza. E che, per la prima volta, in Italia, ci sono più bambini che coppie richiedenti. La legge sull’adozione va cambiata. Va estesa alle coppie omosessuali e ai singoli, con tutti i risvolti psicologici e sociali che questo può comportare. Sarà una lunga battaglia che siamo pronte a combattere. Ma volere un figlio che abbia almeno in parte il patrimonio genetico di una coppia a me sembra voler aderire a un modello antico di famiglia, a un concetto che non corrisponde neanche più alla nostra realtà sociale, a un archetipo patriarcale. Riflettiamoci. Anche in Italia ormai si è coppia in tanti modi, si è famiglia in maniere diverse. Perché il figlio deve essere solo sangue del mio sangue? O almeno di uno dei due membri della coppia? Vero, oggi la scienza lo permette, ma non mi pare una risposta sufficiente. Donare un figlio non è come donare un organo per salvare una vita: crescerlo per nove mesi significa passargli una parte di se stessi e privarsene può essere una violenza innaturale. E se poi, questo figlio, da grande volesse conoscere la donna che lo ha tenuto in grembo, che si fa? E come ignorare quella che ha fornito il suo ovulo cioè metà del patrimonio genetico nucleare di questo figlio? Quante madri ha un essere umano nato con la GPA?.

Gli uomini gay vi rimproverano di aver fatto una scelta egoistica prendendo questa vostra posizione.

Lo so. Noi lesbiche siamo donne, abbiamo ovaio e utero, un figlio se lo vogliamo lo possiamo mettere al mondo senza ricorrere al mercato. I maschi no. Ma quante cose gli uomini hanno potuto fare per secoli e noi no? C’è una differenza, certo, ma questi contratti, queste clausole, questi denari che vanno e vengono non ci sembrano una buona soluzione. Nel variegato mondo arcobaleno che è il nostro le posizioni sono tante su questo tema. Siamo state coperte di invettive, insulti, volgarità solo perché abbiamo espresso la nostra posizione. La maternità è questione troppo complessa che necessita di risposte problematiche. Vogliamo una riflessione. Una pausa. E l’abbiamo detto. Noi lesbiche abbiamo voluto avere una parola pubblica. Non per rompere il nostro fronte ma perché esprimersi è un diritto. Non vorrei fosse soprattutto questo ad aver turbato gli uomini con cui per anni abbiamo lottato e vinto molte battaglie.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

3 Comments

  • Incollo il commento che ho scritto a un articolo dell’Huffington Post che nel suo blog ospita anche posizione destrorse.

    ___________________

    Questo articolo non è degno di stare nella pagina del’Huffigton Post. Dovreste solo vergognarvi. L’unico posto che gli si confà è il cestino dell’immondizia, oppure l’edizione in un quotidiano di destra o su Avvenire (che sono la stessa cosa: spazzatura).

    L’unico effetto del divieto della GPA è impedire l’esistenza di quei bambini che dite tanto di voler “tutelare” .

    Poi, sul fatto che i bambini sia meglio adottarli e che procreare è tutt’altro che un atto di amore, dato che lo si svolge principalmente per l’esigenza di non restare soli quando saremo troppi anziani per essere autosufficienti, non ci piove, ma non ha senso impedire la Gestazione Per Altri fintanto che venga svolta con il consenso informato di tutte le persone (maggiorenni e sane di mente) chiamate in causa nella sua realizzazione (posto che l’embrione non è mai chiamato in causa nell’espressione di tale consenso, neppure con il coito vaginale di una coppia eterosessuale, quindi NON ha proprio senso porsi il problema del suo beneplacito! NON si nasce mai per propria volontà, ma sempre ed esclusivamente per volontà altrui).

    L’unica conseguenza del divieto della gestazione per altri è che quel bambino neppure verrebbe procreato. Tutto per cosa? perché a te non sta bene che una donna metta il proprio utero a disposizione di una coppia che non può avere figli da sola? e chi sei tu per recriminare su come una donna decida di gestire il proprio corpo e disporne liberamente? si tratta solo di un altro modo di procreare.

    A chi si straccia le vesti sostenendo che la GPA sia una compravendita di bambini, ho da ribadire alcune cose.

    1) Esiste pure la GPA a titolo gratuito, che è svolta in Canada e nei paesi scandinavi.

    2) Non si paga il costo del bambino ma della gravidanza nei casi in cui il pagamento viene effettuato.

    3) Anche nei casi in cui la GPA sia svolta senza ricompensare la donna portatrice, comunque ci sono costi da pagare alla clinica che effettua la procreazione in vitro e il successivo impianto dell’embrione nell’utero della donna che si sobbarca volontariamente quella gravidanza.

    4) Le uniche persone che possono decidere se la GPA sia giusta o sbagliata sono le donne, ma limitatamente al loro utero e non a quello di altre donne.

    5) In quanto a te, puoi sostenere che non ti piacerebbe procreare in quel modo; io stesso preferirei adottarli i bambini, piuttosto che procrearli*, ma non voglio che la GPA sia vietata; mi basta che sia regolamentata.

    *Pur essendo un diritto procreare, in quanto parte della libertà sessuale e riproduttiva, mi chiedo se sia davvero un atto d’amore farlo, o un mero atto di egoismo; che diritto abbiamo di imporre ad altri un’esistenza da vivere? e con tutti i bambini orfani o che hanno famiglie incapace di provvedere ai loro bisogni, perché non adottare loro piuttosto che metterne al mondo altri?
    Tuttavia, non tutti la pensano come me. Altri vogliono comunque un figlio che abbia un legame genetico con loro. Fintanto che una donna non venga costretta ad attuare la GPA e fintanto che i bambini così procreati possano comunque conoscere chi li ha messi al mondo, la GPA non dovrebbe essere vietata.

    In conclusione, ecco un articolo davvero di sinistra.

    https://www.internazionale.it/opinione/chiara-lalli/2015/11/10/maternita-surrogata-donne

    DANNOSISSIMO ARTICOLO DELL’ HUFFINGTON POST CONTRO LA GPA!
    ANCORA UNA VOLTA IL “FUOCO AMICO” CONTRO DI NOI!

    http://www.huffingtonpost.it/michela-pagarini/10-bugie-sulla-gpa-o-utero-in-affitto_a_22080290/

    L’Huffington Post invece ha scritto un articolo di estrema destra. E ciò che mi fa schifo oltremodo è che l’autrice è una militante lesbica. Ancora una volta, il fuoco amico contro le nostre battaglie!!!

    Intervista all’autrice dell’articolo, Michela Pagarini:

    http://letteradonna.it/302956/giornata-contro-omofobia-intervista-michela-pagarini-lesbofobia/

    E faccio notare che le “femministe” contro la GPA sono quasi tutte oltre la menopausa. Sono solo invidiose. La loro opinione conta meno di zero. Esse possono dire NO solo alla disponibilità del proprio utero e non a quello di altre donne.

    La GPA va solo regolamentata, non vietata; e anche se ci fosse dietro un pagamento, non ci sarebbe sfruttamento, che sussisterebbe solo se una donna fosse costretta a mettere il proprio utero a disposizione contro la propria volontà e senza alcun corrispettivo economico.

    In quanto al diritto dei bambini di conoscere il nome della portatrice dello zigote e della donatrice dell’ovulo, io lo garantirei, e dovrebbe essere parte della regolamentazione della GPA. Poi magari, in assenza di anonimato, le donne disposte a concepire e partorire un bambino per altre coppie diminuirebbero, ma un compromesso occorre comunque trovarlo.

    https://www.internazionale.it/opinione/chiara-lalli/2015/12/04/femministe-maternita-surrogata

    Cordiali saluti.

    Alessio Mameli

  • 1) la GPA non è esclusiva per gli uomini omosessuali, che rappresentano anzi la minoranza, essendo la maggioranza copie etero sterili
    2) si chiedono perché le donne “accettino crescere un bambino nel loro corpo”
    Lo possono chiedere alle surrogate, ce ne sono tante, leggete per esempio il libro “mio tuo suo loro”. Scoprirete che l’aspetto motivante è l’altruismo.
    3) “bambino di chi disfarsi”! Le parole pesano. Il bambino viene “consegnato” ai genitori, così come la baby sitter non si disfa del bambino alla fine del turno ma lo rida ai genitori.
    4) la donante di ovulo bianca e bella… in verità sarebbe utile che guardassero anche qualche cosa a riguardo, e scoprirebbero che ci sono molte donanti asiatiche, cinesi, e di colore. L’infertilita non ha razza e non sono solo i bianchi a ricorrerci.
    E poi mi chiedo: ma lei il figlio lo fa con uno/a qualsiasi? La scelta della razza è motivata da gusti personali inopinabili… sarà uno libero di scegliere un marito bianco o nero come vuole. Molte coppie di razze miste scelgono la donante di ovuli della stessa razza della donna o del padre sociale.
    4) “vogliono un figlio a tutti i costi”. È un desiderio umano, naturale, ma così tanto naturale che la carta dei diritti umani, firmata anche dall’Italia, riconosce nell’articolo 6 il DIRITTO di tutti di formare una famiglia anche con tecniche di riproduzione assistita, cioè lo stato non può ostacolarlo.
    5) “donne povere” mah, le assicuro che in Canada e USA e UK e Grecia e Israele e Olanda etc etc le surrogate non sono povere. Basta con questa storia! E non necessariamente in India c’è abuso. Ce n’è di più che in Canada, ma questo anche in altre cose. Ci sono matrimoni arrangiati dove c’è abuso. Proibiamo allora il matrimonio etero?
    6) adozione e fare un figlio piccolo sono due cose radicalmente diverse. L’adozione non è una soluzione alla infertilità, come le spiegheranno gli assistenti sociali.
    7) “donare un figlio” anche se poco prima parla di donanti di ovuli, ritorna nello stereotipo della surrogata che dona un bambino. Allora non ha capito. La surrogata non è la madre del bambino, perché in primis non ha relazione genetica con il bambino, e poi quel bambino esiste prima della surrogata, esiste perché i genitori lo vogliono, se non fosse per i genitori, questo bambino non nascerebbe. Quindi una gestante non può donare una cosa che non è sua: il figlio non lo ha fatto lei ne lo ha creato. Solamente lo cresce. E non è poco, ma non è suo.
    8) “violenza innaturale” ci sono processi di consulenza psicologi, medici, legali importanti per assicurare che la gestante sa e capisce ciò che fa. Per esempio, nel caso di Roberta Vannucci, le consiglierebbero tutti di non essere una surrogata, e darebbero spiegazioni ai genitori affinché sappiamo che se così fosse ci sarebbero problemi.
    9) se da grande il bambino vuole conoscere la donna che lo ha tenuto in grembo, che si fa? In molti casi la conosce già da piccolo, si crea una relazione di amicizia speciale fra la surrogate e i genitori, che non finisce con il parto.
    10) sulla donante di ovuli, farei la stessa domanda sui donanti di sperma. Mi chiedo anzi perché non si grida allo scandalo sui supermercati di sperma anonimo.
    11) “quante madri ha un bambino nato con gpa?” La risposta è facile: Una, quella che l’ha voluto , l’ha creato e lo cresce ogni giorno.
    12) le lesbiche che fanno un figlio “senza ricorrere al mercato”. Ipocrisia. Esistono donanti di sperma, anche loro pagati. E le cliniche non lo fanno gratis per le lesbiche.
    O magari intendeva che le lesbiche scopano con un uomo, senza pagarlo, solo per fare un figlio e poi non dirgli che lui è il padre? No, perché che io sappia una donna rimane incinta o con sesso (gratis o a pagamento) o con processi di fertilità (tutti a pagamento).
    13) “Ma quante cose gli uomini hanno potuto fare per secoli e noi no?” Cioè la vostra posizione è una ripicca storica?!?

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