MAI PIÙ COMPLICI

#Noicontrolaviolenza a Rebibbia

Serena Sapegno
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Per noi di Libere si tratta di una nuova conferma della efficacia di questa forma di approfondimento della nostra campagna in continua interlocuzione con le istituzioni dello stato;

 

Ѐ stata una mattinata importante ed emotivamente molto forte quella che abbiamo passato lo scorso 6 giugno nel Teatro del carcere maschile di Rebibbia. Si trattava di un momento molto significativo nel processo di realizzazione del progetto #noicontrolaviolenza, portato avanti dal Liceo Artistico Enzo Rossi e da Se non ora quando – Libere, con il sostegno del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri: un evento teatrale un po’ speciale.

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Nel teatro del carcere è stata infatti rappresentata ancora una volta la pièce che Cristina Comencini aveva scritto per la campagna di Se non ora quando? contro la violenza sulle donne: “Mai più complici”. Quella stessa pièce, intitolata “L’amavo più della sua vita” che era già stata al centro di importanti incontri di riflessione in varie parti d’Italia, da ultimo lo scorso anno alla Sapienza di Roma.

Logo della campagna Mai più complici

Logo della campagna Mai più complici

In questo progetto sono state appunto coinvolte alcune classi scolastiche: ragazzi e ragazze che, dopo un percorso di preparazione sui temi della violenza, sono arrivati/e all’evento con una loro elaborazione. Nel teatro erano inoltre presenti un certo numero di detenuti che erano coinvolti in casi di violenza e un gruppo di detenute: tutti avevano esperienze di elaborazione sui temi della violenza.

Le direttrici dei due carceri hanno voluto esprimere il loro personale impegno nell’iniziativa e lo stesso ha fatto un’esponente della Caritas per l’accoglienza dei minori non accompagnati. Donatina Persichetti ha condotto il tutto facendo gli onori di casa a nome di Libere. Durante la rappresentazione, sempre molto coinvolgente, e anche subito dopo, si sentiva chiaramente la grande attenzione e la partecipazione del pubblico. Ci sono state testimonianze da parte delle detenute e dei detenuti che hanno illustrato efficacemente lo straordinario lavoro fatto nel carcere, grazie al sostegno psicologico, verso l’acquisizione di consapevolezza e il cambiamento di prospettiva, la speranza concreta di poter uscire dalla drammatica ripetizione di eventi violenti.

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Anche le testimonianze delle studentesse e degli studenti hanno dato voce a questioni ed esperienze personali che hanno aiutato a mettere a fuoco la necessità e l’utilità di un lavoro di questo genere in età scolare, per far maturare la coscienza e permettere il riconoscimento della violenza.

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L’onorevole Maria Elena Boschi, che ha la delega alle Pari Opportunità, ha sottolineato nel suo intervento la grande ricchezza dell’occasione, l’impegno del governo su questi temi e la volontà del Dipartimento di continuare a sostenere progetti di questo genere.

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Per noi di Libere si tratta di una nuova conferma della efficacia di questa forma di approfondimento della nostra campagna in continua interlocuzione con le istituzioni dello stato; ne esce confermata anche l’intuizione originaria di affrontare il problema della violenza come fatto profondo e trasversale a tutta la società, da indagarsi in tutta la sua complessità a partire dalla sua dimensione più ‘normale’ e quotidiana, nelle dinamiche interpersonali e negli stereotipi di genere che la scuola innanzitutto deve incaricarsi di mettere in discussione. Un’azione che riesce a dispiegarsi al meglio quando si riescano a mettere in gioco le emozioni di ciascuno come il teatro riesce esemplarmente a fare.

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Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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