NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Dietro le polemiche sulla GPA al Gay pride

Luisa Muraro (filosofa) e Cristina Gramolini (ArciLesbica) intervenute nel dibattito
Luisa Muraro (filosofa) e Cristina Gramolini (ArciLesbica) intervenute nel dibattito
Annamaria Riviello
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È un controsenso che persone che vogliono un mondo più civile non vedano quanto sia importante che “nessuno venga usato come mezzo ma sia considerato un fine in sé” e rispettato come tale.

 

Cristina Gramolini di Arcilesbica, nel rifiutare l’adesione al Gay pride di Roma ha scritto parole di grande chiarezza e, a mio parere, anche di grande coraggio. Lo fa perché per la sua posizione contraria alla maternità surrogata è stata duramente attaccata. Si capisce che un mondo da sempre emarginato e perseguitato, tenda a esigere una fedeltà assoluta alle sue lotte. Ma come è successo già alle donne un tempo tutte unite nella lotta per la cittadinanza, o più comunemente per l’emancipazione, quando il movimento è diventato maturo dopo il femminismo, sono sorte le diverse opinioni sull’idea di libertà e soggettività femminile.

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Quando gli obiettivi più elementari vengono raggiunti, si aprono scenari diversi e numerose strade da percorrere. Gramolini motiva la sua critica con il rifiuto della “deformazione neoliberale e cioè mercantile della libertà.

Non a caso una delle voci più importanti del pensiero femminista, Luisa Muraro, ne riconosce l’autorevolezza e condivide il messaggio indirizzato agli organizzatori del Gay pride e firmato, scrive, “da Francesca Izzo, Aurelio Mancuso e altre- i” e, aggiungo, molte di Libere. Muraro ci ricorda che il dibattito culturale sulle questioni legate alla procreazione è in corso più di quanto scritto nel documento.

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È vero il dibattito è in corso, ma molto ancora si deve fare e molti, più che il dibattito, scelgono di arroccarsi su posizioni di chiusura verso chi lo promuove. Che altro è l’atteggiamento che tende a mescolare l’autodeterminazione conquistata per la interruzione di gravidanza, con l’accettazione della maternità surrogata? Tendono cioè a far credere che vi sia una virata di una parte del femminismo su posizioni che difendono il patriarcato una volta avversato.

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Si dice: perché a una donna deve essere concesso di interrompere liberamente una gravidanza e non di portarne aventi una per conto di una altra donna? In altre parole perché l’aborto sì e la GPA no? Ci accusano di essere illiberali dimenticando che una cosa è un feto, un’altra un bambino. Con la surrogata c’è un neonato coinvolto. E ci sono i suoi diritti. (Roberta Vannucci, presidente dell’ArciLesbica nazionale nell’intervista di Simonetta Robiony “Lesbiche e surrogata” del 06/06/2017)

 

È invece esattamente il contrario: è proprio l’aver connesso maternità e libertà quello che ci porta a capire che la gestazione, la nascita e la cura di un bambino comporta un intreccio tra corpo e mente delle donne un tempo scissi al servizio del patriarcato e/o del mercato, visto che i figli delle donne povere erano braccia da lavoro oltre ad essere per tutte un dono obbligato alla famiglia del marito.

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Di questo si tratta, non di recedere dalle conquiste di libertà dei gay, dall’impegno per tutti di lottare, non solo contro ogni discriminazione in base alla scelta sessuale, ma di capire sempre il valore di una scelta sessuale libera da stereotipi, che può essere un elemento in sé di crescita culturale. Questo però non si può fare espropriando corpi femminili della propria potenza materna. È un controsenso che persone che vogliono un mondo più civile non vedano quanto sia importante che “nessuno venga usato come mezzo ma sia considerato un fine in sé” e rispettato come tale. E questo vale davvero per tutti, senza dimenticare che quel maschile occulta ancora le donne e i loro corpi fecondi. Accade ancora.

 

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

1 Comment

  • “Questo però non si può fare espropriando corpi femminili della propria potenza materna.”
    Potenza materna, aiuto!!!
    Impariamo ad allontanarci dall’ordine simbolico della madre, altrimenti quello che 30 anni fa ci ha salvato la vita ora ci avvelena le esistenze. Capisco che sia complicato, soprattutto se non si vive bene il proprio corpo o il proprio lesbismo, o tutti e due, però dai Muraro, Gramolini provateci!
    Saluti Antonia

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