LA RECENSIONE

Ma la libertà delle donne è un’altra cosa

Ph. "Libros" di Jorge Mejía peralta (Flickr/Creative Commons)
Ph. "Libros" di Jorge Mejía peralta (Flickr/Creative Commons)
Francesca Izzo
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Non compare tra le opzioni prese in considerazione dalle autrici una diversa idea di libertà, quella del pieno riconoscimento, simbolico e sociale, di sé delle donne.

 

libere-tutte-cover-altaÈ tutto da leggere “Libere tutte”, il libro scritto a quattro mani da Cecilia d’Elia e Giorgia Serughetti, innanzitutto perché le autrici danno conto, ricostruendone la storia e fornendo una buona informazione, dei dibattiti e dei conflitti che da tempo attraversano il femminismo, in Occidente e in Italia, su aborto, tecniche di fecondazione assistita, maternità surrogata, matrimonio, prostituzione e infine rapporto con l’Islam. E poi perché si tratta di un’illustrazione particolarmente ben fatta di ciò che un’opinione pubblica femminile (e no) di sinistra considera politicamente corretto riguardo ai temi della procreazione e delle relazioni sessuali, sentimentali o mercenarie. Dinanzi ai dilemmi, ai nodi problematici scaturiti dalla conquista della libertà delle donne, la linea di condotta sostenuta da d’Elia e Serughetti fa appello alla categoria femminista di autodeterminazione, in una versione “debole”, privata cioè del richiamo sia a un soggetto sovra individuale che a qualsiasi giudizio sul merito delle questioni.

La dichiarazione d’intenti iniziale delle autrici mira alto: “Non crediamo né al mito neoliberale dell’individuo proprietario di sé, né alla prescrizione paternalista di qualche bene superiore per le donne. Potremmo dire che tra il paternalismo dello Stato e il laissez-faire del mercato c’è di mezzo la libertà delle donne” (p.29). A loro avviso la libertà femminile trova il suo senso e fondamento nella autonomia intesa, ad esempio nel capitolo sulla maternità, come “insubordinazione”, cioè rifiuto di un vincolo biologico e sociale, potremmo dire, come tendenziale liberazione dai limiti del proprio sesso grazie all’aiuto formidabile della tecnica.

Non compare tra le opzioni prese in considerazione dalle autrici una diversa idea di libertà, quella del pieno riconoscimento, simbolico e sociale, di sé delle donne. Ciò richiederebbe trasformazioni profondissime che solo un soggetto collettivo potrebbe proporsi. Alle singole non resta che adeguarsi, ricavando ciascuna dalla propria coscienza e dalla propria esperienza, il proprio spazio di libertà. Così rispetto alla maternità surrogata, tema quanto mai impegnativo, le autrici non esprimono un giudizio sulla natura di questa relazione ma si limitano a richiamarsi alle “volontà singole”, al “limite che ognuna, se non è costretta da altri ed esercita pienamente la sua autodeterminazione, può e sa responsabilmente individuare per se stessa nell’uso del proprio corpo”(p.97).

Chi ha scritto questo post

Francesca Izzo

Francesca Izzo

Vivo a Roma ma sono originaria di un piccolo paese del casertano. Sono sposata con un figlio. Ho insegnato fino a qualche anno fa Storia delle dottrine politiche all'università l'Orientale di Napoli. Ho fatto parte dell'associazione di donne DiNuovo, e sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando. Dalla ormai lontana giovinezza partecipo a gruppi, movimenti, coordinamenti di donne e ne scrivo. Penso che la sfida più grande alla cultura e alla politica sia realizzare un mondo a misura delle donne e degli uomini, a misura dei due sessi. Dopo l'intensa esperienza del movimento Se non ora quando? sono persuasa che questo sia il tempo di rendere popolari le idee legate alla libertà femminile e quindi ho deciso con le altre di Libere di dar vita al sito Che Libertà.

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