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Le parole di un avvocato difensore dei diritti LGTB

Roberta Trucco
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(Dal sito di stopsurrogacynow.com (traduzione di Roberta Trucco dell’articolo: “Surrogacy: An LGBT Equality Advocate’s Perspective” di Gary Powell)

(Osservazioni preparate per un dibattito a Madrid, in Spagna, il 26 aprile 2017)

Il mio nome è Gary Powell. Sono avvocato e mi batto da decenni per l’uguaglianza di gay, lesbiche e bisessuali. Mi oppongo solo alla maternità surrogata: sia a quella commerciale che a quella definita altruistica. Non credo esista a livello universale il diritto ad essere genitori e non credo che la campagna per legalizzare e facilitare la maternità surrogata abbia qualcosa a che vedere con i diritti di uguaglianza LGTB.

Quando ero alla Università di Oxford negli anni ’80, uno dei miei tutor fu la filosofa Baroness Mary Warnock, che aveva appena presieduto la commissione d’inchiesta sulla ricerche per la fertilità e sull’embrione umano, che ha portato alla famosa relazione Warnock. Questo rapporto influente, a sua volta, ha portato alla legge del 1990 nel Regno Unito, sulle ricerche per la fertilità e sull’embrione umano, legge che disciplina il trattamento della fecondità umane e della sperimentazione di embrioni umani, nonché agli aggiustamenti della legge sulla surrogazione del 1985.

Io e la baronessa Warnock, una volta, abbiamo discusso sull’etica della surrogacy e ricordo il suo appoggio a favore degli accordi sulla surrogacy, purché non comportassero pagamenti commerciali. A me, al momento, sembrava una posizione ragionevole. Tuttavia, negli ultimi anni ho approfondito la questione della maternità surrogata, compreso il modo in cui può coinvolgere lo sfruttamento e la commercializzazione di donne e bambini, nonché il danno medico e psicologico di cui può essere causa.

Sappiamo che il processo della surrogacy può costare fino a 100.000 dollari. Se la surrogacy fornisce l’uguaglianza alle persone gay ricche, perché gli consente  di diventare genitori, allora fornisce principalmente questa uguaglianza a coloro che godono della disuguaglianza di una grande ricchezza. La surrogacy commerciale è principalmente un privilegio solo per ricchi. Ritengo, però, anche che la cosiddetta surrogacy altruistica, come la surrogacy commerciale, richieda pagamenti significativi come quella commerciale.

A quanto pare, non esiste alcun limite massimo definito per legge per tali spese nel Regno Unito. Le consuete somme di spese ammontano a molto di più di uno stipendio. Negli ultimi anni ci sono stati alcuni sviluppi preoccupanti nella politica gay e lesbica. In Occidente, il progresso dell’accettazione e dell’uguaglianza giuridica è stato fenomenale, e ne sono molto felice.

Tuttavia, come avviene per altri gruppi minoritari, è stata raggiunta una posizione per la quale molte persone desiderose di segnalare percorsi virtuosi, danno il loro sostegno ai diritti LGTB e sono spaventati dalla possibilità di dire ciò che potrebbe essere accusato di “omofobia”. Questo provoca una riluttanza a sfidare alcune richieste perché viene considerato un comportamento sleale nei loro confronti incoraggiando una discriminazione positiva, in cui le persone LGTB sono trattate in modo più favorevole rispetto alle persone non LGTB, e questo è sbagliato. La discriminazione positiva a favore della persona A è necessariamente discriminazione negativa contro la persona B.

Questo non è mai stato quello per cui ho fatto le mie battaglie. La preoccupazione è che, dopo aver compiuto così tanti progressi, ci sono sezioni della comunità LGBT che stanno sovrastando su altre, alla ricerca di  nuove emozioni per dirigere l’attenzione su questioni relative i diritti dei gay, e lo fanno in un modo abbastanza aggressivo, anaffettivo e non riflessivo.

La pretesa di avere figli attraverso la surrogacy rischia di diventare una questione di questo tipo. Ho già visto che la surrogacy è definita come un problema LGBT. Quello che sembra accadere è che tali rivendicazioni possono raggiungere una massa critica  di supporto tra le persone LGBT e quelli che si considerano persone aperte e progressiste, persone di “buon senso”. Quando ciò accade si trasforma in un pensiero dominante.

Se un preteso diritto alla surrogazione riesce finalmente a diventare un problema di diritti LGBT, la gente comincerà ad essere eticamente sanzionata quando esprime la sua opposizione alla surrogacy e verrà accusata di omofobia. Più persone avranno paura ad  esprimere dubbi e preoccupazioni sulla surrogacy.

Sempre più coloro che segnalano supposte virtù, così come persone veramente ben intenzionate, cantano le lodi della surrogacy considerandolo  un modo piuttosto bello di promuovere l’uguaglianza LGBT. Se si afferma questo modo di sentire sarà sempre più difficile tornare indietro.

I sostenitori della maternità surrogata che adducono argomenti a favore dell’ uguaglianza e del progresso non sembra abbiano alcuna considerazione per il benessere delle persone che nascono in questo modo e per le donne psicologicamente e fisicamente danneggiate da questo processo. Poiché questi temi sono stati trattati nel film “Breeders: Una sottoclasse delle donne?”e si parlerà proprio di questo nel documentario, eviterò di descrivere dettagliatamente il potenziale danno fisico e psicologico causato ai bambini, che nascono con la surrogacy e alle madri che affrontano la maternità surrogata.

Vorrei tuttavia sottolineare che il rischio di danno ai bambini implica che la surrogacy è un problema che riguarda la  salute dei bambini che verranno al mondo in questo modo, e delle donne che si sottopongono a questa pratica. Oggi queste questioni iniziano ad essere prese sul serio in Occidente, ma non sembra che le preoccupazioni di salvaguardia associate alla surrogacy stiano ottenendo un riconoscimento adeguato.

La surrogacy è anche un tema che deve includere le discussioni sullo sfruttamento delle donne povere e il rischio per la loro salute.

 

 

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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