PARI E DIFFERENTI

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»

Ph. Mike Traboe_John Lewis in February [Flickr_CreativeCommons]
Ph. Mike Traboe_John Lewis in February [Flickr_CreativeCommons]
Serena Sapegno
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Nei due articoli del 4 e 8 settembre il corrispondente da Londra del Corriere, Luigi Ippolito, dà notizia di sommovimenti in corso nell’opinione pubblica britannica, e forse non solo. Il primo titola Londra, la scelta di John Lewis: tutti i vestiti per bambini sono “gender neutral”: il fuoco è sullo storico grande magazzino John Lewis, sulla centralissima Oxford street, e sulla sua ultima e discussa presa di posizione. D’ora in avanti, gli abiti per bambini/e e adolescenti (fino ai 14 anni) non saranno divisi più per genere sessuale ma messi tutti insieme, Boys&Girls o Girls&Boys, permettendo agli acquirenti di scegliere, insieme ai propri figli e figlie, gonne e pantaloni, fiori e immagini sportive, a prescindere dal genere sessuale.

Si tratta di un’inversione di tendenza stupefacente, una svolta di 180 gradi, rispetto agli ultimi vent’anni (almeno) nei quali abiti e giocattoli per bambini e bambine sono stati rigorosamente segregati in settori incomunicabili, dalle cuffiette per neonati (soltanto rosa o celesti) su su fino al piccolo chimico (rigorosamente per maschi) e la cucinetta completa di aspirapolvere (esclusivamente per femmine). Con l’aggravante corollario, per le bambine, che, al dominante e stucchevole ideale femminile di principesse in rosa e brillantini, si sono andate via via nel tempo affiancando proposte di abbigliamento in cui diventa sempre più evidente l’allusione sexy, il corredo di trucchi e smalti per bimbe, il modello esplicito della ‘velina’, seducente e ammiccante. Una situazione ancora largamente maggioritaria nel nostro paese.

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Tutto bene dunque? Forse fin qui poco da dire, ma non esattamente se si deve giudicare dal secondo articolo di Ippolito, che ci informa sulle scelte recentemente compiute in una scuola privata, la Priory School di Lewes, nell’East Sussex, dove “a partire dalla prima media, tutti gli alunni dovranno vestire uniformi «gender neutral», ossia neutrali rispetto al sesso: in pratica tutti in pantaloni, maschi e femmine, per venire incontro al «crescente numero» di allievi che hanno un’identità sessuale confusa.”

Ѐ la motivazione che lascia senza parole. Quindi in tempi di crisi dei ruoli tradizionali, in particolare davanti alla crescita sempre maggiore della quantità e qualità di donne che entrano nel mondo e potrebbero finalmente scuoterne l’ordine patriarcale, questa sarebbe la risposta? Se cresce l’insofferenza di tante bambine e adolescenti verso i ruoli da bambola, o verso il destino immutabile di moglie, madre e casalinga fuori dalla storia, o ancora se ci sono ormai molti maschi che non vogliono fare i bulli, magari desiderano fare i padri oppure non hanno idea di come essere uomini, insomma se i ruoli di genere tradizionali sono stretti e soffocanti, qual è l’alternativa? Una terza via che ‘non sceglie’?

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Quindi i ruoli di genere restano ferrei e mortificanti per la gran maggioranza. Piuttosto che allentare le prescrizioni e permettere che si possa essere maschi e femmine in piena libertà, scoprendo pian piano e assumendo la propria differenza come ricchezza, ma anche cambiando la società in modo da far posto davvero a soggetti diversi, dentro e fuori dallo spazio pubblico. Appare evidente come siano soprattutto le donne a dover diffidare della cancellazione della differenza, dopo aver cercato per generazioni di sottrarla al destino dell’inesistenza, per portarla nella storia.

 

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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