FECONDAZIONE PARLIAMONE

Fecondazione assistita: la tentazione dell’autosufficienza

Francesca Marinaro
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L’annuncio fatto in Francia dalla Sottosegretaria di Stato, Marlène Schiappa, con delega all’uguaglianza uomo donna, sull’estensione entro il 2018, della fecondazione assistita alle coppie lesbiche e alle donne singole, desta in me grandi interrogativi. Innanzitutto, il fatto che si pensi di rivedere la legislazione francese in materia di fecondazione assistita, oggi prevista per le coppie eterosessuali con problemi di fertilità, per ovviare a una “ingiustizia sociale” senza preoccuparsi del fatto che se ne creano delle altre, come la privazione del padre programmata dallo Stato. Infatti, nel caso della fecondazione assistita per “sole donne” e senza condizioni, lo Stato consentirebbe, a priori, un limite ai futuri diritti di un nascituro, non già nel suo interesse, ma solo di chi è ricorso a quel tipo di procreazione assistita.

Inoltre, in nome della differenza sessuale si configura una concezione di autosufficienza della donna in ambito procreativo. Sarò pure rétro, ma non penso che si possa impostare la complessa questione partendo solo dal legittimo desiderio di una donna di avere un figlio senza prendere in considerazione l’altro da sé, l’uomo. E mi chiedo anche: è veramente auspicabile per una società di donne e uomini eguali ma diversi, che l’inseminazione con donatore anonimo sia integralmente organizzata dalla Stato? Veramente pensiamo che sia un segno di libertà che i segreti familiari diventino segreti di Stato con l’anonimato del dono?

Visto in questa luce, viene spontaneo chiedersi anche che tipo di politica è quella che da una parte esprime una netta opposizione alla pratica dell’utero in affitto e dall’altra spalanca le porte al “mercato dello sperma”. Infatti, secondo dati del Ministero della Salute francese, le donazioni di sperma bastano appena a soddisfare i bisogni delle coppie la cui infertilità è di origine patologica. Quindi coerenza politica vorrebbe che piuttosto che pensare a liberalizzare, ci fosse una diversa organizzazione del dono dello sperma. Mi auguro quindi che sulla questione, come annunciato, si apra una discussione vera, coinvolgente e senza rigidità, e spero non solo in Francia.

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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