Mai più complici

Manifestazione Cgil antiviolenza, un balzo indietro

Ph. Carlo Dani [with the courtesy of Wikipedia Creative Commons]
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La lotta contro la violenza sulle donne ci riguarda tutte e tutti e chiede un impegno serio e meditato. Colpisce che un grande sindacato come la CGIL promuova una mobilitazione i cui obiettivi sono nel migliore dei casi confusi e nel peggiore strumentali. Nelle ultime settimane si sono susseguiti una serie di tragici episodi di violenza contro donne e ragazze. I mezzi di informazione vi hanno dato grande risalto, in alcuni casi con una impostazione voyeristica, al limite del pornografico, e razzista, in altri con uno sforzo di corretta informazione. Insomma hanno dato anch’essi prova di trovarsi in una fase in cui vecchio e nuovo si combattono.

Negli ultimi anni, grazie a una impostazione innovativa della lotta contro la violenza, una nuova consapevolezza si è fatta largo tra le donne e tra tanti uomini del nostro paese, ottenendo risultati sul piano culturale, del linguaggio – come ignorare lo sforzo di studiose, attiviste, giornaliste per far entrare nell’uso comune e dei media il termine ‘femminicidio’? – legislativo e istituzionale. Sappiamo bene che si tratta di una lotta molto complessa e di lunga durata e che moltissimo resta ancora da fare. Ma questo non significa che si debbano ignorare i passi compiuti agendo come se si fosse sempre al punto di partenza. Così fa la CGIL con un appello che fin dal titolo invita le donne a “riprendersi la libertà”. Non è chiaro da chi. Tutto fa pensare che si invitino le donne a fare da sole, a tornare in recinti separati.

In questi anni invece sono state investite le istituzioni, sono stati coinvolti gli uomini. La legge entra anche tra le mura delle case e colpisce la violenza domestica. Sono stati sensibilizzati i mezzi di informazione, le scuole, le università. Ci si aspetterebbe dalla CGIL innanzitutto il coinvolgimento di altre sigle sindacali per una mobilitazione, la più ampia possibile. Si chiede alle donne di isolarsi invece di ricercare alleanze. Nell’appello si fa poi riferimento al grande movimento Se non ora quando? .Vorremmo ricordare che quella domanda era rivolta agli uomini, chiedeva la loro amicizia. E li trovammo in piazza!

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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