Mai più complici

Manifestazione CGIL, il mio no

Annamaria Riviello
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Sono sempre stata iscritta alla CGIL, che rimane il mio Sindacato, ho firmato però il comunicato di Libere di non condivisione della manifestazione del 30, perché contro la violenza sulle donne sarebbe stato necessario fare un appello rivolto non solo alle donne, ma anche agli uomini e soprattutto alla Nazione tutta, popolo e istituzioni. Come facemmo con la grande manifestazione di SeNonOraQuando? alcuni anni fa.

Ci si aspetterebbe dalla CGIL innanzitutto il coinvolgimento di altre sigle sindacali per una mobilitazione, la più ampia possibile. Si chiede alle donne di isolarsi invece di ricercare alleanze. Nell’appello si fa poi riferimento al grande movimento Se non ora quando? .Vorremmo ricordare che quella domanda era rivolta agli uomini, chiedeva la loro amicizia. E li trovammo in piazza! (Comunicato Libere)

Mi è capitato più volte di raccontare, come nella cultura dei grandi classici greci, all’origine del pensiero e delle sensibilità occidentali, le donne fossero considerate spesso, nelle frequenti guerre, bottino dopo la battaglia, insieme a vasellame ed altre “cose” preziose. Se però indaghiamo su qualunque altro fronte, uno a caso la fondazione di Roma, la cosa non cambia molto. All’origine di ogni civiltà c’è un fratricidio Caino ed Abele, Romolo e Remo o un parricidio, ma c’è insieme un’appropriazione violenta di donne. Che altro è per quel popolo di  agricoltori, pastori e guerrieri incolti il ratto delle Sabine? Certo si narra che loro in seguito fossero consenzienti: Ersilia e Romolo il primo matrimonio riparatore. Bisognerà arrivare a Franca Viola in pieno XX secolo dopo Cristo per stabilire che nessun matrimonio può riparare uno stupro.

Perché raccontare tutte queste antichissime storie nel nostro tempo tanto evoluto? Perché è mia ferma convinzione che la nostra psiche prosegue per sovrapposizioni, che siamo figli  di tutto quanto è accaduto nella storia dell’umanità e che il nostro elaboratissimo cervello ha in qualche modo memoria di quegli eventi. Violenza guerriera e ratto delle donne fanno parte della storia umana. Il secondo è un dramma che si biforca, determinando per le donne l’attitudine alla sottomissione, per gli uomini al predominio.

Il celebre ratto delle Sabine, compiuto da Romolo, poco dopo la fondazione di Roma del 753 a.C., nel dipinto di Pietro da Cortona. (with the courtesy of Wiki-Commons)

Nulla è fermo però. Liberarsi dalla violenza è molto difficile, ma è una via che molti tentano di percorrere, anche se per ora con molta difficoltà. La violenza sulle donne ci racconta di una lotta ancora in corso. Le donne nel Novecento hanno messo in crisi la loro sudditanza, arrivando a ipotizzare una relazione paritaria tra differenti, molti uomini sono ancora lontani da questa concezione. Solo in pochi si interrogano davvero. C’è dunque un problema tutto maschile.

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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