Il posto di Sara

Che libertà? La domanda giusta

Sara Ventroni
Scritto da
‘Che libertà’ è il nome del nostro sito. Dopo la parola libertà può seguire il punto interrogativo, il punto fermo oppure il punto esclamativo: quello imperativo e quello delle braccia cadute. Dopo la notte di ‘paura e delirio a Las Vegas’ abbiamo nelle orecchie il rumore, al metronomo, della smitragliata sulle persone vive. Le immagini ci arrivano quando noi già sappiamo che non si tratta di un commando ma di un uomo solo.  
 
Qui in Italia ci siamo sentiti terrificati e sollevati. Non abbiamo di questi problemi. A meno che tu non vada a caccia di beccacce, a meno che tu non sia un poliziotto, nessuno ti guarda di buon occhio se hai il porto d’armi. In Italia uno che accumula automatiche  in garage è uno psicopatico. Da noi, se prendi un’arma significa che hai già immaginato di usarla. C’è premeditazione. Come insegnano i romanzieri, quando in una storia qualcuno appende un chiodo o mette una pistola nel cassetto, prima o poi appenderà qualcosa al muro, facendo fuoco. Forse noi italiani siamo ingenui. Se colti di sorpresa non sappiamo dire con quante armi nel trolley si possa prenotare una camera con vista concerto. A noi serve una brochure per sapere: un kalashnikov a testa? Le pistole da borsetta hanno una tariffa speciale? La quantità di armi che legalmente possono essere in possesso del cittadino sono per noi italiani un argomento sconosciuto. Siamo impreparati, e stupiti. Per noi sono questioni da spaghetti western. Perché la nostra libertà non è misurata sulla capacità di offesa, prima ancora che di difesa personale.
 
Sorprende allora che un cronista-viaggiatore navigato come Federico Rampini si meravigli – scicchettìo di neon alle sue spalle – che le luci della città di Las Vegas restino volgarmente (per noi) accese al gioco, alla meraviglia crapulona dei viaggiatori organizzati durante la “grande sparatoria” (anche questa parola a noi suona spaghetti western) che è già da record. Perché meravigliarsi di una città-mondo a cui non si addice il lutto e che rende finalmente trionfante l’imperativo categorico: the show must go on?
 
Ma tutti prima o poi spengono la luce del comodino, anche a Las Vegas. E prima di addormentarsi, lucidi o folli, si fanno almeno una domanda allo specchio del bagno.
Mi è rimasta una sigaretta?
Fino a dove posso arrivare?
Noi italiani ci inchiodiamo sul tema delle armi. A guardare bene, il confine della libertà personale è il cuore del nostro presente. Non possiamo sottoporre a perizia psichiatrica miliardi di persone munite di legale porto d’armi. Non possiamo invecchiare e perquisire garage di pensionati. Possiamo però seguire l’intuizione di un punto interrogativo.
Che libertà?

Chi ha scritto questo post

Sara Ventroni

Sara Ventroni

Sono nata a Roma nel 1974. Attualmente collaboro con l'Archivio storico delle donne "Camilla Ravera" e con la Fondazione Istituto Gramsci. Ho pubblicato l’opera teatrale Salomè (No Reply, 2005); Nel Gasometro (Le Lettere 2006) e racconti sparsi (Sono come tu mi vuoi, Laterza, 2009; A occhi aperti, Mondadori, 2008; Scrittori in curva, Marotta&Cafiero 2009). Ho collaborato con Rai Radio 3 e sono stata editorialista dell’Unità. Anni fa, con il gruppo Di Nuovo abbiamo trovato la forza e le parole per riannodare, il 13 febbraio 2011, la relazione tra le donne e il paese. Ci siamo chieste, insieme agli uomini: Se non ora, quando? Oggi siamo ancora qui a domandarci – generazione senza figli e senza lavoro: che libertà?

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi