Editoriale Il posto di Sara Pari e differenti

Chi ci ascolta

Sara Ventroni
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Dopo il discorso pronunciato alla Pontificia Accademia per la Vita, lo scorso 5 ottobre, ne abbiamo la certezza: questo Papa non ha paura delle donne. Le sue parole non sono solo un’ammissione dei “ritardi” e delle “mancanze” con cui la Chiesa ha affrontato la libertà femminile, ma aderiscono allo sguardo con cui le donne in questi anni hanno osservato la crisi antropologica: la differenza sessuale come fondamento della civiltà.

Sorprende allora lo scarso interesse dei media e la generale timidezza con cui i commentatori hanno letto il messaggio del pontefice ai membri dell’Assemblea. Quasi non si volesse, o non si sapesse, cogliere fino in fondo il senso di un discorso di grande rilievo sulla crisi attuale, sul rapporto tra capitalismo e biotecnologie, e su come ciò coinvolga il senso stesso del nostro essere al mondo: “non può essere passato sotto silenzio – dice Bergoglio  lo spregiudicato materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto”. “Un nuovo inizio – prosegue il Papa –  dev’essere scritto nell’ethos dei popoli e questo può farlo una rinnovata cultura dell’identità e della differenza”.

La necessità di un patto di amicizia tra donne e uomini, che da tempo le donne vanno avanzando, possiamo ritrovarla nelle parole di Papa Francesco, quando parla di una “nuova alleanza” alla base di una rivoluzione che va ben oltre il patto d’amore: “L’alleanza dell’uomo e della donna è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell’intera società. Questo è un invito alla responsabilità per il mondo, nella cultura e nella politica, nel lavoro e nell’economia; e anche nella Chiesa”.

Non più, dunque, la complementarietà della donna all’uomo, ma la piena, pari e differente, dignità. D’altronde, già in occasione del 1° maggio 2015 il Papa, prendendo le mosse dalla disparità salariale, aveva scherzato sulla viltà di Adamo quando puntò il dito contro Eva, addebitando a lei ogni colpa. Credenti e non, del discorso del Papa colpisce il respiro creaturale, ecologico, umanistico. Il suo essere nutrito anche del pensiero delle donne: il reciproco riconoscimento è, infatti, la premessa della vita. Si tratta di una generatività di impianto nuovo: alla differenza sessuale tocca la responsabilità di custodire la generatività del mondo intero, non solo della specie.

E dunque l’egolatria di cui parla Papa Francesco potremmo leggerla come nuova religione del sé – un Credo nell’individuo neutro portatore di diritti, o di desideri reclamati come diritti – che seduce anche quanti finora avevano fondato i propri convincimenti sulla natura sociale dello stare al mondo.

Invece di contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale, che mortificano la sua irriducibile valenza per la dignità umana, si vuole cancellare di fatto tale differenza, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane. [Papa Francesco, 5 ottobre]

Le donne avevano già detto che dopo il maschile universale, il neutro universale (cosa non si fa per cancellare le donne?) era il frutto avvelenato di una umanità arresa al mercato, e alle faustiane possibilità offerte dalla tecnica di disporre di sé, e degli altri, considerando il corpo con cui si viene al mondo come un possedimento alienabile, uno strumento manipolabile, una proprietà privata.

L’idea di una libertà basata sulle relazioni e sul corpo come identità è stata ed è la sostanza del pensiero delle donne, anche nell’attualità più stringente: cosa significa, infatti, l’indisponibilità del corpo delle donne al mercato della procreazione? Si tratta di una domanda che senza timidezza guarda in faccia i nessi tra mercato, tecnica e diritti individuali. Da tempo le donne, compreso il nostro piccolo gruppo di Libere, provano a costruire un pensiero coraggioso, contro tendenza, probabilmente scomodo. Siamo contente che, anche se forse troppo raramente, si trovi in un uomo, oltre che in un Papa, il coraggio di un vero ascolto.

 

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Sara Ventroni

Sara Ventroni

Sono nata a Roma nel 1974. Attualmente collaboro con l'Archivio storico delle donne "Camilla Ravera" e con la Fondazione Istituto Gramsci. Ho pubblicato l’opera teatrale Salomè (No Reply, 2005); Nel Gasometro (Le Lettere 2006) e racconti sparsi (Sono come tu mi vuoi, Laterza, 2009; A occhi aperti, Mondadori, 2008; Scrittori in curva, Marotta&Cafiero 2009). Ho collaborato con Rai Radio 3 e sono stata editorialista dell’Unità. Anni fa, con il gruppo Di Nuovo abbiamo trovato la forza e le parole per riannodare, il 13 febbraio 2011, la relazione tra le donne e il paese. Ci siamo chieste, insieme agli uomini: Se non ora, quando? Oggi siamo ancora qui a domandarci – generazione senza figli e senza lavoro: che libertà?

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