Mai più complici

Violenza, lo Stato che punisce ma non risarcisce

La presentazione a Montecitorio del progetto dell’Associazione GiULiA giornaliste, che ha avuto il patrocinio della Fnsi, dell’Usigrai e dell’Inpgi
Antonella Crescenzi

 

…in uno Stato di diritto l’indennizzo equo è un fondamentale principio di restaurazione morale e di equilibrio dei valori fondanti la società. 

 

Lo Stato negli ultimi anni si è fatto più attento e vigile rispetto alla grave questione della violenza contro le donne, varando norme ad hoc e propugnando prassi di soccorso dedicate. Molto resta ancora da fare dal lato della prevenzione, agendo anche attraverso il sistema educativo, i modelli sociali di comportamento e una sempre più diffusa sensibilizzazione delle istituzioni chiamate ad operare sul campo.

Se la lotta alla violenza vede quindi uno sforzo riparatore da parte dello Stato, non altrettanto si può dire per quanto riguarda le conseguenze della medesima sulle vittime, donne e loro famigliari. I risarcimenti, stabiliti dal decreto attuativo della legge 122 del 2016 (varata in ottemperanza di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea) pubblicato il 10 ottobre scorso, sembrano molto lontani dall’essere un giusto indennizzo: 4800 euro per le vittime di violenza sessuale, se allo stupratore non vengono riconosciute le attenuanti, altrimenti l’importo scende a 3.000 euro; nei casi di omicidio commesso da un coniuge, 8.200 euro. Sono cifre irrisorie rispetto a quelle previste per le vittime di reati legati al terrorismo, alla criminalità organizzata, a chi ha subito i danni di un incidente stradale quando il veicolo non è coperto da assicurazione. In tali casi, gli importi possono arrivare anche a 200.000 euro. Il problema è ovviamente di natura finanziaria, in quanto il fondo previsto è pari a soli 10 milioni di euro.

Se il Senato riuscirà a far passare la norma a favore degli orfani dei femminicidio che contiene diversi interventi, si avrà un fondo specifico soltanto per gli orfani di 10 milioni di Euro

Inoltre, per ottenere il risarcimento ci sono criteri complicati da rispettare. Oltre al reddito annuo che «non deve essere superiore a quello previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato», la vittima di violenza deve dimostrare di aver «esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato da sentenza di condanna irrevocabile o di una condanna a titolo di provvisionale, salvo che l’autore del reato sia ignoto».

Di fronte alle proteste di molte associazioni femminili e dei centri antiviolenza il governo si è impegnato a quadruplicare gli indennizzi con un provvedimento da inserire nella prossima legge di stabilità. Ma anche così, i risarcimenti previsti per le vittime di violenza rimarrebbero comunque inconsistenti. Il femminicidio, lo stupro e le aggressioni contro le donne sono crimini orrendi. L’umiliazione e la sensazione di essere marchiata a fuoco come se tutti potessero leggere sul tuo volto l’infamia subita! Invece del colpevole, sei tu a provare vergogna, a sentirti isolata e indifesa, a domandare giustizia oppure, in caso di morte, saranno i tuoi famigliari, figli e genitori, ad aspettarsi un sostegno dallo Stato. Se è vero che nessun risarcimento in denaro potrà mai cancellare il torto subito dalle vittime, è anche vero che in uno Stato di diritto l’indennizzo equo è un fondamentale principio di restaurazione morale e di equilibrio dei valori fondanti la società. Contemperare queste esigenze con quelle del rispetto dei parametri di finanza pubblica dovrebbe essere alla portata del Governo.

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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