Utero in affitto

Motivi etici per abolire ogni forma di maternità surrogata

Roberta Trucco
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Traduzione di Roberta Trucco dall’articolo “Motivi etici per abolire ogni forma di maternità surrogata” di Catherine Lynch, apparso su http://www. sundayguardianlive.com/ lifestyle/11390-ethical-case- abolishing-all-forms-surrogacy. (Dr Catherine Lynch, JD, è un’avvocata australiana, autrice di diverse pubblicazioni sulle leggi e l’etica dell’adozione e della surrogata; è fondatrice dell’Australian Adoptee Rigths aCtion Group).  

 

Gli argomenti di chi sostiene che la maternità surrogata possa essere etica fintanto che non è commerciale ma altruistica, cioè in favore di un parente o un amico, non sono fonte di approfondita riflessione. È forse giunto il tempo di ripensare la nostra posizione su questo tema. Qualsiasi pratica di maternità surrogata è crudele per i neonati perché anche la cosiddetta “surrogata altruistica” prevede la separazione del piccolo dalla madre che lo ha cresciuto nel suo grembo, nonostante ogni cellula, ogni atteggiamento, ogni desiderio di quel neonato sia orientato verso il corpo della madre gestazionale, per succhiare e cercare comfort e sicurezza.

Io che sono stata adottata, sono stata separata alla nascita dalla madre che mi ha partorita; il suo seno è stato fasciato stretto per tre giorni in un’altra stanza mentre urlavo alla sua ricerca e l’ospedale ha registrato la mia ansia che cresceva di giorno in giorno. Gli adottati di tutto il mondo testimoniano con le loro battaglie, piene di rabbia e di depressione, le loro difficoltà nel creare relazioni affettive di fiducia e testimoniano un profondo senso di perdita e di dolore causato dalla separazione dalle loro madri di nascita. Studi scientifici dimostrano che, nei mesi cruciali dopo la nascita, la separazione madre-neonato, disturba la frequenza cardiaca, il sonno e altri sistemi biologici del bambino, predisponendolo a incontrare difficoltà successive nella vita, che possono includere difficoltà relazionali ed emotive, disturbi mentali e malattie.  Nella pratica della surrogazione, mantenendo un punto di vista centrato sul bambino, si deve tenere in conto tutto quanto conosciamo del trauma e della confusione causata dalla separazione dalla famiglia naturale, specialmente dalla separazione dalla madre che lo dà alla luce, frutto della esperienza di chi è stato adottato.

L’argomentazione per cui la surrogata può essere etica fintanto che non è commerciale ma altruistica per un parente o un amico, non tiene conto di tutto ciò. Kaisa Ekis Eman, nel suo libro “Essere e essere comprati: prostituzione, surrogacy e l’io diviso”, mette a fuoco che “se si legalizza tale pratica, la donna porterà un bambino in grembo come previsto da un contratto e aumenterà il rischio che il mercato nero si sviluppi…proprio come la tratta è la conseguenza della prostituzione, la surrogata commerciale e altruistica sono differenti livelli della stessa scala”. In Australia, l’affermazione della Ekman è stata dimostrata. Nonostante in Australia la così detta maternità surrogata altruistica sia legale, noi siamo i più grandi consumatori di maternità surrogata d’oltreoceano. Gli americani e gli inglesi sono anch’essi prevalenti tra gli acquirenti stranieri in India, nonostante la surrogata commerciale sia legale nei loro stessi paesi o stati. Non solo, “non c’è prova che la surrogata altruistica frenerà quella commerciale”, e, inoltre, la Ekman sottolinea anche che tutte le donne che si sottopongono a tale pratica vengono comunque pagate, ad esempio, con le vacanze, con un nuovo guardaroba, con le tasse scolastiche per gli altri bambini della madre gestazionale e così via.

Tuttavia, sia che la surrogata sia altruistica (qualunque sia il modo di regolamentarla) sia che sia commerciale, il tema etico fondamentale resta lo stesso. La Ekman riassume bene così: “la donna è ridotta a un contenitore…la gravidanza diventa un servizio per altri. La funzionalizzazione procede sempre la commercializzazione, come abbiamo visto nella prostituzione. Per rendere qualcosa vendibile è necessario che sia separata dal venditore, si deve quindi prima costituire come una funzione separata. Ciò che accade nella retorica del dono nella surrogata altruistica è che sovversivamente abitua la gente a vedere la gravidanza come qualcosa che una donna può prestare agli altri – se non la vende”.

Il termine “surrogata altruistica” non rispecchia in alcun modo l’esperienza del bambino nato con questa pratica. Questo mostra il tragico fallimento di empatia tra adulti e bambini che oltretutto è testimoniato anche da altri termini utilizzati nel linguaggio della surrogata. Ad esempio, il termine “surrogata tradizionale” è usato per descrivere l’abbandono del proprio figlio da parte di una donna che lo ha messo al mondo con il proprio ovulo. Certamente il termine tradizionale però non è corretto dal momento che questo è iniziato a succedere solo con le moderne tecnologie riproduttive. Altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza tra la consegna e l’abbandono o l’adozione del bambino “tradizionale”. Il termine “portatrice gestazionale” è usato per descrivere la madre il cui il bambino è nato da embrione donato o acquistato. Quest’ultima situazione ha l’aggravante, per il bambino così creato, di dividere la sua “madre biologica” in due: qualcosa mai fatto prima nella storia dell’umanità. Nella corsa ad abbracciare i progressi della tecnologia riproduttiva, non si è preso in seria considerazione come tutto ciò ponga il bambino di fronte a un conflitto/enigma morale ed esistenziale.

Quando il genitore committente non è il donatore, ciò provoca una ulteriore frattura, nell’identità del bambino, tra genitori genetici, gestazionali e legali. Questi bambini surrogati non sono biologicamente correlati in alcun modo ai loro genitori legali. Con ciò avviene la perdita dell’identità: l’ignoranza forzata del sé, della parentela fondamentale e delle strutture ancestrali. Questa conoscenza di sé – così importante e così intrinseca alla identità umana – crea un senso di appartenenza dando significato alla vita all’interno del tessuto di parentela / relazione familiare, significato che è stato fondamentale e centrale per la cultura umana da millenni.

Surrogacy Australia, una NGO pro-surrogacy in Australia, sostiene che permettere e regolamentare la surrogata in Australia fornirà garanzie ai diritti dei bambini impedendo che la gente li compri, o li prenda altrove, oltreoceano. Ma quando i diritti e gli interessi dei neonati sono prioritari e debitamente considerati come dovrebbe essere, allora appare chiaro che è la stessa pratica della surrogata che viola i loro diritti e funziona contro i loro stessi interessi. Rendere legale la maternità surrogata commerciale porta al suo estremo la mercificazione delle persone e lo sfruttamento delle donne. Gli esseri umani non dovrebbero mai essere messi in affitto o in vendita dai Governi. La surrogata commerciale dovrebbe essere impensabile in una società moderna che ha come presupposto una umanità più alta o “migliore”.

Il processo di modernizzazione con lo sviluppo delle tecnologie riproduttive è stato liberatorio per molti aspetti, ma senza leggi per impedire che questo processo venga portato all’estremo, la liberazione moderna potrebbe essere senza sosta al punto da tagliare per sempre i legami con i propri antenati fino a svuotare di senso la vita. La surrogata fa proprio questo, taglia i legami delle persone non solo dai loro lontani antenati ma nella maggior parte dei casi,  anche,  dalla persona più vicina a loro: la madre che lo fa nascere. In casi rari, la costringe ad essere solo una visitatrice o una spettatrice della vita del suo bambino ma, nella maggior parte dei casi, la cancella totalmente. La madre gestazionale è l’unica persona che il bambino conosce quando viene alla luce. Per ogni singolo bambino, la loro “madre” è riconosciuta nella donna che lo ha cresciuto nel suo ventre da embrione a neonato pienamente formato, durante i nove mesi di gestazione simbiotica, stabilendo con lui il primo rapporto con un adulto umano, rapporto la cui distruzione danneggia sia madre che figlio/a. La madre gestazionale è il genitore naturale del proprio figlio, indipendentemente dal fatto che abbia utilizzato i propri ovuli o impiantato un embrione donato.

È urgente che le Nazioni in tutto il mondo introducano una legislazione che protegga i diritti dei bambini sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo che nell’articolo 9 attribuisce a ogni essere umano il diritto di non essere separato dai genitori. Questa protezione legislativa è meglio raggiunta se c’è un riconoscimento esplicito nelle leggi nazionali nel quale venga dichiarato che ci atterremo a rispettare il nostro impegno nei confronti del diritto di ogni bambino a rimanere e ad essere cresciuto dalla loro madre gestazionale.

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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