LA RECENSIONE

The Square: il mondo dei “colti” e la realtà

Rita Cavallari
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Le contraddizioni di Christian ci appartengono, in lui ci riconosciamo, come le strade di Stoccolma ci sembrano simili a quelle della città in cui viviamo.

 

“The square” è un Quadrato e rappresenta il mondo in cui vorremmo vivere. L’opera è un’installazione, un perimetro luminoso a terra, sulla piazza antistante a quello che fu il palazzo reale di Stoccolma, trasformato in museo d’arte contemporanea nella nuova realtà rappresentata nel film di Östlund. Una scritta dice: “Il Quadrato è uno spazio di fiducia e di altruismo. Al suo interno tutti condividiamo gli stessi diritti e doveri.” Per fagli spazio è stato demolito il monumento di un condottiero a cavallo, simbolo della società monarchica e borghese che non esiste più.

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Siamo nella civilissima e democratica Svezia, l’aspirazione ad uno spazio di relazione che risponda all’ideale del Quadrato è ideale condiviso, ma non è così semplice. Le scene girate per le strade e nei locali pubblici della città ci mostrano una realtà vistosamente ineguale, con due mondi che si sfiorano senza mescolarsi, semplicemente ignorandosi. Torme di mendicanti chiedono aiuto, ma nessuno dona una moneta. Di fronte a una donna che ha fame il protagonista, Christian, direttore del museo d’arte e promotore del Quadrato, ordina al bar un un panino. Non può darle una moneta perché non ne possiede: la società svedese è diventata cash-free e un piccolo aiuto a chi è in difficoltà è diventato impossibile. Christian paga il panino con la carta di credito: un fattore di modernizzazione come l’eliminazione del contante diviene un ulteriore elemento di alterità.

Ricchi e poveri, intellettuali e uomini primitivi, eleganza e volgarità vivono e si contrappongono, rappresentati plasticamente nelle opere d’arte del museo: come il Quadrato delimita il piccolo spazio della condivisione e della fiducia contro un immenso spazio di indifferenza e sospetto, così i mucchi di detriti contrastano con l’eleganza della sala che li espone, la performance dell’artista convinto di essere una scimmia crea il panico nella cena di gala, le parole volgari dell’uomo con sindrome di Tourette scombinano la conferenza sulle iniziative artistiche.

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Un furto di portafoglio e cellulare mette in crisi la vita di Cristian e la trasforma in un caos. Pensava di vivere dentro il Quadrato, deve invece fare i conti con sentimenti come classismo, discriminazione, aggressività. Il suo antagonista è un bambino, che si sente ferito dal comportamento di Christian e vuole le sue scuse. Non è semplice per un intellettuale colto e raffinato accettare le ragioni che vengono da un bambino che vive ai bordi della società e rendersi conto di essersi comportato in modo profondamente ingiusto. Le contraddizioni di Christian ci appartengono, in lui ci riconosciamo, come le strade di Stoccolma ci sembrano simili a quelle della città in cui viviamo. In questo è il valore del film, ricco di stimoli e di motivi di discussione.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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