Recensione Sguardi

Le otto montagne dell’identità maschile

Paolo Cognetti [Ph. with the courtesy of Facebook @paolocognettifanpag]
Paolo Cognetti [Ph. with the courtesy of Facebook @paolocognettifanpag]
Serena Sapegno
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In ogni caso a quelle montagne amate dal padre Pietro dovrà tornare, per scoprirne lì le tracce e riprendere i fili di una identità maschile confusa, ma capace di interrogarsi.

 

Spesso ci siamo dette tra donne che è arrivata l’ora che gli uomini si misurino un po’ di più con la loro parzialità: che smettano cioè di pensare e scrivere nella forma dell’Universale, come rappresentanti dell’Uomo, insomma. Che comincino a guardarsi e sentirsi come uomini, una parte dell’Umanità. E da questo nuovo punto di vista si raccontino, si specchino, per arrivare forse ad un nuovo ascolto reciproco e quindi ad un incontro tra parzialità.

La libertà femminile ci dice che la realtà è fatta di due sessi. E questa realtà chiede di essere rappresentata, simbolizzata e fatta vivere in tutti gli ambiti. [Chi siamo dal sito Cheliberta.it di Se non ora quando - Libere]

“La libertà femminile ci dice che la realtà è fatta di due sessi. E questa realtà chiede di essere rappresentata, simbolizzata e fatta vivere in tutti gli ambiti”. [Chi siamo dal sito Cheliberta.it di Se non ora quando – Libere]

Sembra tutto molto astratto, detto così, non se ne vede la molla emotiva, la necessità vitale per cui dovrebbero dirlo e farlo. Bene, leggendo il bel libro di Paolo Cognetti, Le otto montagne (Einaudi 2016) ho pensato molte volte che lui lo stava facendo perché ne aveva un bisogno profondo e per questo faceva un bel regalo a tutti e a tutte. Il protagonista del romanzo, Pietro, è infatti un giovane uomo alla ricerca di sé, e questo percorso, difficile per tutti, si gioca in primo luogo sul terreno della identificazione della propria specificità rispetto al padre e in particolare alle aspettative che questi più o meno esplicitamente propone all’unico figlio.

Un padre appassionato di alte cime si presenta come una figura emblematica, un condensato simbolico di alcune caratteristiche che potrebbero definire un maschile problematico: un rapporto forte con la natura nella sua purezza e immensità; un amore per la solitudine ma anche verosimilmente una scarsità e difficoltà nella comunicazione; una tensione verso il superamento del limite, il rischio, la sfida con sé, e con gli altri. La separazione da un tale padre, e dalla sua difficoltà ad esprimere ed articolare l’amore nel rispetto di sé e del figlio, è un’impresa dolorosa e non priva di strappi, a cui davvero poco sembra giovare il più risolto rapporto con la madre.

A rendere possibile la separazione e la crescita, senza dover ricorrere ad una totale cancellazione delle proprie radici, sembra soccorrere una terza figura maschile, perno fondamentale del processo di identificazione di sé, un vero e proprio alter ego. Bruno, coetaneo montanaro legato anima e corpo alle montagne, funge anche da fratello compensativo, per lui e per i genitori. E permette un processo di identificazione/distinzione, un rapporto tra maschi intenso e pieno di significato, nel contesto di una natura sempre presente, estrema ma non nemica.

La difficile vita di Bruno tra le Alpi si rispecchia in quella di Pietro nelle montagne dell’Himalaya: entrambi hanno difficoltà a trovare uno spazio professionale e per tutti e due il rapporto con le donne è faticoso e irrisolto, in nessun modo comparabile al filo potente che unisce loro due e li lega alle montagne. Il processo di identificazione dei due giovani viene raccontato con delicatezza, il rapporto tra loro affidato ad un’intesa spesso pre-verbale e misteriosa. I limiti e le contraddizioni di tali modalità relazionali sono descritti con lucidità. Anche se senza risposte o soluzioni. In ogni caso a quelle montagne amate dal padre Pietro dovrà tornare, per scoprirne lì le tracce e riprendere i fili di una identità maschile confusa, ma capace di interrogarsi.

 

 

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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