Interviste Utero in affitto

Gramolini nuova presidente di ArciLesbica

Simonetta Robiony
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Dopo tre giorni di congresso e oltre un anno di discussioni la ArciLesbica si è dichiarata ufficialmente contraria alla GPA, ovvero la Gravidanza per altri, detta anche surrogata o utero in affitto. Ha vinto quindi la linea di Cristina Gramolini e il suo gruppo, da sempre vicino alle posizioni di Se non ora quando – Libere, con 21 voti a favore del no, 16 a favore del si, e 4 astensioni sulle 41 delegate con diritto di voto arrivate a Bologna venerdì, sabato e domenica. La presidente di ArciLesbica è dunque Cristina Gramolini che molto si è battuta perché la GPA non venisse considerata come un allargamento della libertà femminile ma uno sfruttamento commerciale del corpo delle donne. Per il momento quelle che non condividono questa sua posizione hanno scelto di prendersi una pausa di riflessione e ritirato le deleghe: la ArciLesbica comunque non si è divisa in due tronconi, anzi la speranza è che ritrovi presto la sua unità.

 

Come siete arrivate a questa votazione sulla GPA, presidente Gramolini?

È stato un percorso lungo. Abbiamo cominciato a parlarne anni fa. Eravamo divise tra quelle che erano favorevoli alla gravidanza così detta altruistica e quelle che sostenevano che l’altruistica, tranne nei casi di una madre e una figlia o di due sorelle, non esiste perché anche il rimborso spese la trasforma in commerciale. Poi è giunto il vostro appello, quello che avete lanciato voi di Se non ora quando-Libere e io l’ho firmato, sia pure a titolo personale. Questo ha creato un qualche sconcerto nel nostro gruppo che non è enorme ma conta comunque qualche migliaio di iscritti ed è presente in quattordici città. Lentamente la discussione tra noi è diventata più approfondita: è arrivata la Francia, sono arrivati altri pronunciamenti da nuovi paesi, il dibattito è cresciuto e le nostre diverse posizioni sono uscite allo scoperto.

Era il momento di contarvi.

Sì, anche perché i maschi gay facevano pressioni forti attraverso centinaia di profili social perché tutte noi ci dichiarassimo a favore della GPA ribadendo che dividerci ci avrebbe indebolito, che si andava incontro a nuove discriminazioni contro gli omosessuali, che l’intero movimento ne avrebbe sofferto. Siamo state accusate di essere retrograde, bigotte, antiquate, passatiste. Questo mi ha fatto soffrire. La libertà umana non è illimitata ma ha un confine: non si tratta di bigottismo, si tratta di prendere atto della realtà. Trasformare la nascita in un attività commerciale è sbagliato. Noi della ArciLesbica siamo femministe e al femminismo ispiriamo i nostri valori. Non ci pare giusto che, in nome dell’unità tra gay, dobbiamo assoggettarci ai valori degli uomini. Nel grande movimento LGBT deve esserci spazio anche per la nostra posizione. E nessuno deve rivolgerci per questa ragione epiteti offensivi. Così siamo arrivate a questa tre giorni.

Come avete fatto a ottenere la maggioranza?

Siamo partite da due documenti. Diversi mesi fa il nostro gruppo pensava che sarebbe stato sconfitto, invece nei giorni del congresso eravamo ottimiste se non certissime che il clima interno fosse cambiato. Il nostro documento che ora è il nostro programma di lavoro, ha prevalso e, a quel punto, le altre hanno ritirato le candidature e sono uscite dal direttivo. È una nostra vittoria, ma sarebbe una vittoria ancora maggiore se tutti comprendessero che non siamo contro nessuno. Siamo a favore dei trans gender, siamo a favore delle adozioni per le coppie gay maschili, siamo a favore delle famiglie arcobaleno, delle coppie formate da due omosessuali di cui uno donna e l’altro uomo, ma siamo contro questo commercio di neonati intorno al quale girano miliardi e che, quasi sempre, finisce per essere lo sfruttamento di donne bisognose da parte di coppie agiate, etero o gay. Non siamo traditrici del movimento LGBT ma vorremmo che anche in questo movimento ci fosse una dialettica accettata. Secondo noi una nascita su commissione abbassa l’essere umano. Il liberismo sfrenato predicato negli anni Novanta non ci sta bene. La libertà è una altra cosa.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

1 Comment

  • Cosa significa nello specifico “siamo a favore dei transgender” (declinato, tra l’altro, al maschile)?

    Posso essere ricoverata in ospedale in un reparto femminile, o devo essere relegata in uno spazio separato?

    Posso accedere ai sostegni previsti dai programmi di contrasto alla violenza di genere?

    Posso scegliere di utilizzare i servizi in cui è prevista la fruizione per divisione in base al genere?

    Se mi arrestano in che reparto devo essere messa?

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