Battaglie Mai più complici

Un ‘patto trasversale’ contro le molestie

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Perché il femminismo orientato a sinistra, e ci mettiamo noi per prime, non si è levato in difesa di Mara Carfagna, di Maria Stella Gelmini quando venivano orrendamente offese sui giornali e nei teatri?

 

La valanga del #metoo è arrivata sulla prima pagina di Time, ha travolto, sulle due sponde dell’Atlantico, molti uomini, alcuni assai potenti, ha creato negli Usa un possente movimento di donne che ha fatto saltare, vedi elezioni in Alabama, consueti schemi politici. E in Italia? Nessuna valanga, nessun possente movimento, anzi. Il caso Weinstein e compagni è diventato il caso della polemica, feroce e volgare, su Asia Argento e il #metoo, appena partito, si è arenato nel terrore di tutte quelle che temono di subire il suo stesso trattamento, cioè di passare da vittima a colpevole. E del resto quanto accade qui da noi alle donne della politica conferma chiaramente ogni timore. Il linciaggio sessuale, attraverso vignette oscene o altri sistemi altrettanto ignobili, di Maria Elena Boschi è accolto come normale metodo di lotta politica. La violenza inaudita che si è scatenata nella rete contro Laura Boldrini – terza carica dello Stato – non sembra allarmare più di tanto. Certo negli ultimi anni un po’ di cose sono cambiate per le donne italiane (nelle televisioni, nel linguaggio, in Parlamento, nel governo, nella legislazione…), ma resiste, robusto, nel cuore e nella pancia dell’Italia, un violento sentimento misogino. Appena una donna osa tirar su la testa e cerca di farsi valere si scatena una reazione che punta a umiliarla e a ridurla a un manichino sessuale e a questo gioco le stesse donne non si sottraggono. Perché? Perché l’Italia viene percepita a livello internazionale (vedi NYT) in controtendenza rispetto a quanto accade in Occidente?

Noi di Se non ora quando – Libere, che diversi anni orsono scendemmo in piazza in difesa della dignità di TUTTE le donne, non abbiamo risposte certe, ma non abbiamo voglia di far finta di nulla dinanzi al trionfo della faziosità. Per le donne, tutte, per quelle che emergono e per quelle che vivono nella routine quotidiana questo uso spregiudicato del rancore sessista è una minaccia sospesa sul loro capo. Va tolto di mezzo e il più rapidamente possibile. C’è solo un modo: che tutte si rifiutino di usarlo o di accettarlo, anche tacitamente, come strumento di lotta per colpire chi ci è lontana per sensibilità, cultura o politica. E il primo passo è l’autocritica per tutte le volte in cui non siamo insorte in difesa di donne colpite dal fango facendo prevalere l’appartenenza politica o culturale. Perché il femminismo orientato a sinistra, e ci mettiamo noi per prime, non si è levato in difesa di Mara Carfagna, di Maria Stella Gelmini quando venivano orrendamente offese sui giornali e nei teatri? Perché abbiamo sorriso indulgenti se Giorgia Meloni veniva irrisa per la sua forma fisica? E perché da destra non si sono alzate voci contro il tentativo di ridicolizzare Rosi Bindi? E ora contro le volgari oscenità lanciate contro Boldrini e Boschi? Senza un ‘patto trasversale’ non si strappa il manganello misogino dalle mani di uomini (e di qualche donna perché ce n’è sempre qualcuna più maschilista del maschio) sempre pronti a usarlo per riaffermare un potere che sentono sfuggire.

 

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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