Mai più complici Molestie

Il #Metoo in Italia

Rita Cavallari
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Il movimento #metoo contro le molestie sul luogo di lavoro si allarga e prende piede in Italia. Iniziano le attrici insieme a tutte le lavoratrici dello spettacolo con l’appello #DissensoComune, in cui si denuncia “una verità così ordinaria da essere agghiacciante”: la violenza sessuale divenuta cultura, buonsenso, qualcosa che si deve accettare perché è sempre stato così e sempre lo sarà. Le donne dello spettacolo diventano portavoce di questa battaglia.

Hanno ben chiaro che il fatto di essere oggetto di desiderio nell’atto stesso del loro lavoro, di essere un “corpo” che si fa lavoro e lavoro che si esprime con la corporeità, le rende, per ciò stesso, l’emblema di tutte le donne che entrano negli spazi, fino a pochi anni fa, esclusivamente maschili. La loro visibilità diviene una cassa di risonanza e vale per tutte quelle che lavorano nei luoghi ove la violenza sessuale diviene sistema perché riprodotta da una cultura che poggia su una struttura patriarcale.

Ma è ormai tempo di cambiare. Lo dicono le giornaliste in una lettera aperta di sostegno all’appello #DissensoComune. Le lavoratrici dell’informazione ci sono e stanno accanto a tutte le donne che combattono questa battaglia. Ci dicono che sono in campo e racconteranno il coraggio e il cammino di quelle che lotteranno contro le discriminazioni che si perpetuano nel modello sociale maschile. Le donne non sono ancora entrate a pieno titolo, nella loro interezza, nel mondo del lavoro. Il loro corpo è stato di volta in volta oggetto di predominio sessuale o impaccio fastidioso, capace di mettere in crisi la produttività del sistema, come nel caso della maternità. Ma ormai il movimento è partito e non si torna indietro.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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1 Comment

  • […] Hanno ben chiaro che il fatto di essere oggetto di desiderio nell’atto stesso del loro lavoro, di essere un “corpo” che si fa lavoro e lavoro che si esprime con la corporeità, le rende, per ciò stesso, l’emblema di tutte le donne che entrano negli spazi, fino a pochi anni fa, esclusivamente maschili. La loro visibilità diviene una cassa di risonanza e vale per tutte quelle che lavorano nei luoghi ove la violenza sessuale diviene sistema perché riprodotta da una cultura che poggia su una struttura patriarcale… Continua su cheliberta […]

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