MAI PIÙ COMPLICI MOLESTIE

Italia, dati Istat su molestie

10/11/2011 Roma, nella foto l'edificio che ospita l'Istituto Nazionale di Statistica
Antonella Crescenzi

Una indagine campionaria dell’Istat svolta nel 2015/2016, relativa alle molestie e ai ricatti sul lavoro, i cui risultati sono stati pubblicati nei giorni scorsi, rileva l’entità e le caratteristiche di un fenomeno sociale che in questo momento, per i noti fatti di cronaca, riveste particolare interesse. In realtà, l’indagine non è una novità, perché la prima risale al 1997/1998, la seconda al 2002 e la terza al 2008/2009. Tuttavia, ora il campo di osservazione è stato allargato agli uomini – precedentemente esclusi in quanto coinvolti in misura marginale dal fenomeno – e sono stati approfonditi gli aspetti relativi alle molestie sul luogo di lavoro.

Il quadro che emerge dall’indagine è molto variegato e vale la pena leggere con attenzione il rapporto pubblicato sul sito Istat per cogliere nei dettagli la situazione e il suo evolversi, anche tramite tabelle molto circostanziate in relazione al tipo di molestia subita. Qui, ci limitiamo a evidenziare solo alcuni degli elementi di maggiore interesse.

Sono 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni. Nel corso della vita 1 milione 173mila donne (7,5%) sono inoltre state vittima di ricatti sessuali sul luogo di lavoro per essere assunte, mantenere il posto di lavoro o ottenere avanzamenti di carriera. Negli ultimi tre anni le donne che hanno subito queste forme di ricatto rappresentano l’1,1%. Nonostante la grande maggioranza delle vittime ritenga grave il ricatto subito, poche, meno del 20%, ne hanno parlato con qualcuno sul posto di lavoro e quasi nessuna ha sporto denuncia.

Un confronto nel tempo, comunque, permette di osservare che nel loro insieme i dati sulle molestie sessuali sulle donne risultano in costante diminuzione dal 1997/1998 a oggi in tutte le forme (esibizionismo, telefonate oscene, molestie fisiche, pedinamenti, molestie verbali), in probabile connessione con la crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica del Paese. Risultano invece stabili i ricatti sessuali sul lavoro.
Anche gli uomini, seppure in proporzione nettamente inferiore, hanno subito molestie sessuali nel corso della loro vita (18,8%) e negli ultimi tre anni (6,4%).

Fonte ISTAT

Le molestie verbali sono la forma più diffusa sia nel corso della vita (24% delle donne e 8,2% degli uomini) sia nei tre anni precedenti all’indagine. Le molestie con contatto fisico sono state subite nel corso della propria vita dal 15,9% delle donne e dal 3,6% degli uomini. Nella maggior parte dei casi, il 60%, questo tipo di molestie sono perpetrate da estranei o da persone che si conoscono solo di vista (15,8%), avvengono più frequentemente sui mezzi di trasporto pubblici per le donne (27,9% dei casi), mentre per gli uomini nei locali come pub, discoteche, bar (29,2%).


Sono diffuse anche le molestie attraverso il web: nel corso della propria vita il 6,8% delle donne ha avuto proposte inappropriate o commenti osceni sul proprio conto attraverso i social network. Le molestie, di qualsiasi tipo, avvengono con maggiore frequenza nei centri delle aree metropolitane e nei confronti dei giovanissimi, sia femmine che maschi, dai 14 ai 24 anni.

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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