OCCUPAZIONE FEMMINILE

(Se) son rose…fioriranno!

Antonella Crescenzi

 

Il trend positivo, infatti, ha determinato anche il rialzo del tasso di occupazione delle donne che tocca a gennaio 2018 il 49,3 percento, un record storico

 

A gennaio del 2008, quando la Grande Crisi aveva appena cominciato ad affacciarsi sullo scenario economico globale, gli occupati maschi in Italia, secondo i dati Istat sulle forze di lavoro, erano pari a 13 milioni e 839mila e le occupate femmine erano 9 milioni e 232mila. A distanza di dieci anni, nel gennaio 2018, dopo una recessione che ha colpito pesantemente il nostro Paese fino al 2014 e una ripresa che si è andata rafforzando progressivamente negli ultimi tre anni, osserviamo che l’occupazione maschile, dopo aver toccato un punto minimo a febbraio 2014 (12 milioni e 868mila), non ha ancora recuperato il livello ante crisi; viceversa, l’occupazione femminile, segnata in minore misura dalla crisi, a causa della prevalente appartenenza al settore terziario meno esposto alle oscillazioni del ciclo, si è collocata su un livello superiore a quello d’inizio 2008, dopo aver toccato il punto di minimo a marzo 2010, con 9 milioni e 90mila.

Quindi, se il livello occupazionale dei maschi registra ancora un gap di 500mila unità, quello femminile mostra un progresso di pari entità, determinando nel complesso il recupero sostanziale dei posti di lavoro distrutti dalla crisi, con un’aumentata partecipazione delle donne. Il trend positivo, infatti, ha determinato anche il rialzo del tasso di occupazione delle donne che tocca a gennaio 2018 il 49,3 percento, un record storico. Certamente si tratta di risultati importanti, ma non devono far dimenticare che una parte significativa dell’occupazione femminile presenta caratteristiche di temporaneità e parzialità d’impiego. Non solo, se è vero che la crisi mondiale ha colpito più il lavoro maschile che quello femminile, è anche vero che le condizioni delle donne nel sostegno alla famiglia sono peggiorate e un gran peso nell’aggiustamento si è scaricato sulle loro spalle in carenza di servizi sociali efficienti. Inoltre, nonostante i miglioramenti, il tasso di occupazione femminile italiano resta ancora uno dei più bassi d’Europa. Quindi, solo la prosecuzione della ripresa in un ambiente positivo di riforme, ove accompagnato dall’avvio di più efficaci politiche ad hoc per il lavoro femminile, lascia ben sperare per il prossimo futuro.

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

1 Comment

  • Condivido e sottoscrivo tutto, anche punti e virgole. Non ho nulla da aggiungere se non una domanda: non pensi che quel 40 percento di SÌ al Referendum abbia purtroppo, alimentato e risvegliato “autostima e narcisismo che gli hanno fatto pensare (grave dilettantismo politico) che ci sarebbero stati anche alle elezioni politiche? buy

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