LA RECENSIONE

Il filo nascosto

Rita Cavallari
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I problemi che emergono sono reali: quali sono le basi di una relazione paritaria? Come equilibrare i rapporti di potere? Come rispondere al bisogno di vulnerabilità così spesso negato agli uomini?

 

Reynold Woodcok è un sarto famoso che nella Londra degli anni cinquanta veste principesse e donne della nobiltà. Nel suo atelier ogni abito è cucito rigorosamente a mano, ogni tessuto è prezioso, rifiniture e decorazioni sono raffinate ed esclusive. Uniche, come il pizzo antico applicato sull’abito da sera di una ricca cliente. Reynold cura ossessivamente le sue creazioni. Il lavoro riempie ogni momento della giornata, fin dalla colazione, che si svolge in silenzio mentre lui schizza i modelli su un taccuino. Vive con la sorella Cyril, che gestisce la sartoria, e al suo fianco si alternano giovani donne che lo accompagnano in relazioni che si aprono e chiudono senza problemi. Sullo schermo si susseguono rasi, sete e broccati tagliati sui tavoli da lavoro, ma la frase che lui dice di sé – non sono tagliato per il matrimonio – ci proietta brutalmente nel significato profondo della sua scala di valori: i tessuti sono carne viva, la vita può essere tagliata e cucita, stoffe e corpi sono uguali. Anche i corpi delle donne, che sono superfici morbide come le sete preziose che danno vita alle sue creazioni. Lui confeziona abiti e gli è impossibile uscire da questa vita ossessiva e totalizzante.

E l’amore? Dice Cyryl che Reynold tende a sentirsi condannato, crede che l’amore gli sia precluso.

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Quando Alma, una giovane cameriera, entra nella sua vita, Reynold le chiede di aiutarlo trasformandosi in un manichino vivente per la prova degli abiti che lui crea e poi modifica con tagli, spilli e punti. Alma va a vivere con Reynold e Cyril e diviene la musa ispiratrice dell’uomo in un legame sbilanciato di rapporti ineguali. Ma non abbassa gli occhi quando lui la fissa. Se vuoi fare una gara di sguardi con me, perderai, gli dice.

Ogni relazione funziona a modo suo ed è difficile la ricerca di equilibrio. Qual è il filo nascosto che può tenere insieme due persone e legare ciò che uno dei due non vuol far durare per sempre? Alma sente che può percorrere solo una strada: distruggere il guscio duro in cui Reynold è rinchiuso e metterlo di fronte alla debolezza e alla fragilità. L’immagine amatissima della madre torna alla mente dell’uomo nel momento in cui si abbandona alla sua vulnerabilità e per un momento nasce un complesso e spiazzante rapporto paritario. È un legame complicato e misterioso, in cui Reynold è complice e connivente.

Il film, nella sua perfezione narrativa, lascia lo spettatore avviluppato tra tele, orditi e trame. Il filo è cucito nelle sue sinapsi come i segreti nascosti nelle fodere e negli orli degli abiti. Cerca di districarsi tra i sottotesti presenti in ogni scena, i ricordi dei romanzi di Daphne du Maurier e i miti di Edipo e Pigmalione. I problemi che emergono sono reali: quali sono le basi di una relazione paritaria? Come equilibrare i rapporti di potere? Come rispondere al bisogno di vulnerabilità così spesso negato agli uomini? Il film ci fa riflettere su tutto questo.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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