LUCI ROSSE

Il sex work non esiste: noi siamo corpo

Janusz Jurek art [Ph. http://weaveart.altervista.org/larte-generativa-di-janusz-jurek/]
Serena Sapegno
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Una differenza fra tratta e sex work c’è. Ma Francesco condanna alla pari entrambi come atti criminali: «tortura delle donne», dice senza mezzi termini. Ora, dobbiamo chiederci che sguardo getta la Chiesa cattolica dopo la sua indubbia apertura verso le donne: come ci guarda? La risposta è che ci fa ancora troppo vittime, troppo deboli, troppo inerti ()

 

Maria Serena Sapegno interviene nel dibattito che abbiamo aperto in ‘Papa Francesco su prostituzione, opinioni a confronto’, rispondendo punto per punto al discorso della nostra Claudia Marsulli e regalandoci un’altra importante riflessione.

Cara Claudia, hai ragione: non sono affatto d’accordo. Di più, il tuo discorso mi deprime e mi fa arrabbiare insieme. È un discorso lungo e provo a spiegarmi per punti:

  • So bene che Foucault è tra i numi tutelari di un certo femminismo. Non tra i miei. La mia diffidenza verso il suo discorso è profonda, nonostante il fascino che ha esercitato. La ragione è semplice: nel suo discorso sull’altro e sulla differenza le donne mi sembrano del tutto assenti. Posso semplificare? È un uomo gay per cui le donne non sono davvero un soggetto altro da cui imparare e da rispettare in quanto diverse.
  • Il sex work non esiste. Intendo dire che il fenomeno che abbiamo davanti agli occhi è il più spettacolare, epocale commercio di corpi femminili e infantili ridotti a schiavitù che si sia mai verificata sul pianeta. Conosci i numeri? Sai che gli uomini italiani sono i primi frequentatori delle bambine tailandesi che ‘liberamente’ gli si offrono? Scelgono le donne che si prostituiscono per mantenere i propri figli in condizione di miseria o per mandare i soldi a casa in Romania ai vecchi genitori?
  • Ma ci sono le studentesse di Harvard che lo fanno per pagarsi gli studi e si sentono libere? E questa concezione ‘proprietaria’ del proprio corpo, una commodity di cui disporre, non è esattamente quello che la società patriarcale vuole da noi? La settimana scorsa a New York parlavo con un’attivista del movimento contro la prostituzione, ‘sopravvissuta alla prostituzione’ si definisce. E lei diceva: “sono anni che sono impegnata in questo modo, in giro per il mondo, ho parlato con centinaia di prostitute e non mi è capitato mai di incontrarne una che non volesse uscirne. Voi non sapete i danni fisici e psichici che produce.” Our bodies ourselves: su questo è nato il femminismo, noi siamo il nostro corpo. Sono gli uomini a sentirsi mente che controlla il corpo.
  • Mi deprime molto questa immagine rassegnata: questo è il trend, non ci si può opporre, bisogna leggerlo in un altro modo. C’è rassegnazione e sconfitta: se avessimo pensato questo non ci sarebbe stato il femminismo.
  • Ma forse il punto più importante: essere vittime o meno. Molte, praticamente tutte le donne che si vendono sono vittime. Che lo siano di qualcun altro o dell’ideologia della mercificazione cambia, sì, ma fino ad un certo punto. La prima e più importante manifestazione di forza delle donne, è stata per le femministe e lo è ancora, l’accettazione della ‘ferita narcisistica’: “sì sono brava, intelligente e forte, ma sono in una condizione subalterna riflesso di una società patriarcale, e se non parto da questo allora vivrò in una falsa coscienza che mi impedirà di rafforzarmi sul serio, di fare i conti con la passività, la paura, il dolore, la subalternità che mi porto dietro da centinaia di anni, da infinite generazioni di donne che sono depositate nel mio inconscio.” L’onnipotenza femminile è una delle sciagure maggiori: fa odiare le donne deboli o compatirle, impedisce di fare vera solidarietà e di cambiare le cose, produce necessariamente identificazione con il maschile.

Come sai il mio punto di riferimento non è la chiesa. Ma in questo momento Francesco fa grandi cose. Esattamente il contrario di quanto pensi tu, a mio parere: i discorsi che fa si basano sul riconoscimento del cambiamento e sulla forza delle donne. Ma anche sulla sua insufficienza e sulla necessità che siano gli uomini a cambiare, sull’additare a tutti la violenza maschile come inaccettabile e l’atteggiamento ipocrita dei cattolici.

 

 

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

1 Comment

  • Bravissima! Condivido tutto, parola per parola. Soprattutto il termine che usi, “rassegnazione”. Anch’io credo che dietro la difesa della prostituzione da parte delle donne ci sia proprio questo, e la rassegnazione è incompatibile con la natura rivoluzionaria del femminismo.

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