LUCI ROSSE PAPA FRANCESCO

Rispondere alla sfida del Papa

Rita Cavallari
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Papa Francesco ci ha sfidato. Ha detto “non c’è femminismo che sia riuscito a togliere questo dalla coscienza più profonda e dall’immaginario collettivo…” . Si riferiva alla prostituzione, da lui definita malattia dell’umanità, crimine, tortura. È vero, le femministe non sono riuscite ad eliminare la prostituzione, né a metterla al bando, né a far recepire dalla coscienza comune l’ingiustizia che gli uomini – tanti – compiono contro le donne quando comprano prestazioni sessuali. Le femministe dibattono il problema e sono in disaccordo tra loro.

Ne parliamo con due care amiche: Anna Maria Riviello, autrice e poetessa e Claudia Marsulli Ferri, brillante…

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Mercoledì 21 marzo 2018

Molte rifiutano la parola prostituta, parola legata allo stigma sociale, e preferiscono dire “sex worker”. Un termine più neutro che evoca il lavoro, un’attività come un’altra, da regolamentare, in modo da garantire alle lavoratrici del sesso tutele e garanzie. È uno strano modo di difendere le donne e di considerare il lavoro. Ma il Papa a questo proposito ha ancora qualcosa da dire: quando queste donne – prostitute o sex worker che dir si voglia – incominciano il “lavoro”, in quel momento parte in loro una schizofrenia difensiva, isolano il cuore e la mente e dicono solo “questo è il mio lavoro”, ma non si coinvolgono, per salvare la loro dignità. Ma, se riescono a uscire dal giro, devono affrontare lunghi periodi di terapia psichiatrica. È, quello del Papa, il discorso dell’intreccio indissolubile di corpo e mente, intreccio che è al centro del pensiero di molte femministe come Serena Sapegno e Anna Maria Riviello

Maria Serena Sapegno interviene nel dibattito che abbiamo aperto sulla prostituzione rispondendo punto per punto al discorso della nostra Claudia Marsulli Ferri e regalandoci un’altra importante riflessione.

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su Venerdì 23 marzo 2018

Il Papa parla molto anche di uomini, i clienti delle prostitute: sono in buona parte cattolici, battezzati, ma chiedono e pagano prestazioni sessuali che non sono altro che schiavitù bella e buona. Si può fare qualcosa? Alcuni stati ci hanno provato. Svezia, Norvegia, Irlanda e Francia hanno posto sanzioni e multe a carico dei clienti. Può essere una strada. È importante continuare a parlarne per giungere a una nuova consapevolezza delle forme di sfruttamento nei confronti delle donne e per trovare il modo più efficace di combatterle. Dobbiamo rispondere alla sfida che Francesco ci ha lanciato.

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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