DONNE IN SCENA MAI PIÙ COMPLICI

Delitti d’onore al teatro dell’Opera di Roma

Foto da www.operaroma.it
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Rita Cavallari
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La donna che voleva andarsene muore per mano del marito. L’onore è lavato. L’ordine è ristabilito. Il femminicidio chiude il melodramma. “La commedia è finita” dice Canio mentre cala il sipario.

 

Pagliacci, di Ruggero Leoncavallo, e Cavalleria rusticana, di Pietro Mascagni, sono in questi giorni al teatro dell’Opera di Roma. Sono melodrammi così detti ‘veristi’, che non trattano storie di nobili, re, divinità o personaggi mitici, ma portano in scena storie della vita quotidiana, spesso del mondo contadino, o si rifanno a fatti di cronaca. Un episodio realmente avvenuto, a cui Leoncavallo ha assistito da bambino, è l’argomento dei Pagliacci mentre la Cavalleria rusticana prende avvio da una famosa novella di Giovanni Verga. Per entrambe le opere la scena si svolge nell’Italia del sud – Calabria e Sicilia – durante un giorno di festa: Pasqua per la Cavalleria rusticana e metà agosto per i Pagliacci. Le unisce un unico tema: il delitto d’onore.

Cavalleria rusticana / Pagliacci

Dal 5 al 15 aprile "Cavalleria rusticana" e "Pagliacci"direttore Carlo Rizziregia Pippo Delbono#operaroma #TORcavpagvideo realizzato da Maxim Derevianko

Pubblicato da Teatro dell'Opera di Roma su mercoledì 4 aprile 2018

Le prime rappresentazioni, 1890 per Mascagni e 1892 per Leoncavallo, ebbero un successo trionfale. Le opere furono rappresentate in tutta Europa e nel mondo e le arie melodiche sono anche ora usate per colonne sonore cinematografiche e commenti musicali. L’argomento è noto.

Nei Pagliacci, Canio e sua moglie Nedda sono i guitti di una compagnia teatrale che gira per feste e fiere. Nedda, bella e ardente, si innamora di Silvio, un giovane appena conosciuto, e decide di fuggire con lui. È una donna piena di vita, che non ha paura di seguire i suoi sogni, che vorrebbe essere come gli uccelli che “disfidano le nubi e il sol cocente e vanno e vanno per le vie del ciel (…) che incalzi il vento e latri la tempesta, con l’ali aperte san tutto sfidar; la pioggia, i lampi, nulla mai li arresta, e vanno, e vanno sugli abissi e i mar.” Nedda si sente padrona di sé, vuole vivere la sua vita e fa le sue scelte. È innamorata di Silvio e pensa di lasciare Canio per vivere una nuova storia d’amore. Ma Canio, informato del tradimento, vuol vendicare l’offesa. Nedda per lui è “meretrice abietta” e nel suo animo alberga il vizio. “Vo’ nello sprezzo mio schiacciarti sotto i piè” grida. Le chiede il nome dell’amante e lei non parla. “Indegna esser poss’io, quello che vuoi, ma vil non son, per dio!” risponde Nedda. A questo punto Canio la uccide. Silvio, che corre a portarle aiuto, viene anch’esso colpito. La donna che voleva andarsene muore per mano del marito. L’onore è lavato. L’ordine è ristabilito. Il femminicidio chiude il melodramma. “La commedia è finita” dice Canio mentre cala il sipario.

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In Cavalleria rusticana Turiddu, che amoreggia con la bella Lola, parte soldato. Al ritorno trova Lola sposata col ricco carrettiere Alfio, proprietario di quattro muli, che ricopre la moglie di costosi regali. Turiddu, che passa le giornate perdendo tempo per il paese, cerca di consolarsi con Santuzza e le promette di sposarla, ma continua la storia d’amore con Lola. Santuzza, disperata, svela ad Alfio l’inganno. Alfio sfida Turiddu e in un campo di fichi d’india lo uccide nel corso di un duello rusticano.

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Nulla succede a Lola. Il suo personaggio è chiuso negli schemi della società patriarcale. Nel racconto di Verga la vediamo seduta sul balcone con le mani ben in vista per mostrare gli anelli d’oro donati dal marito.Quello è il suo posto. Nel corso del melodramma dice che va in chiesa a ringraziare il Signore e pronuncia poche altre brevi frasi. Alfio vuole vendetta, solo il sangue può lavare l’offesa che ha ricevuto, ma il femminicidio non ci sarà perché Lola non chiede la libertà, non fa scelte autonome, non ha parole proprie, non alza lo sguardo verso l’azzurro del cielo sognando orizzonti lontani. Il giorno di Pasqua va a messa, la sua vita si svolgerà tra il cortile di casa, la chiesa e le chiacchiere con le comari, nel rispetto delle consuetudini sociali che lei si guarda bene dal mettere in discussione. Il colpevole è Turiddu ed è lui che paga con la vita. Nedda e Lola, Alfio e Canio: gli uomini si sentono offesi nell’onore, ma solo per Nedda la vendetta si risolve con un femminicidio, perché solo lei chiede autonomia e libertà.

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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