Cultura femminista Molestie

La rivoluzione che non rifiuta i legami d’amore

Jessa Crispin, autrice di "Perchè non sono una femminista - Un manifesto femminista"
Jessa Crispin, autrice di "Perchè non sono una femminista - Un manifesto femminista"
Annamaria Riviello
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Lo scorso 31 dicembre è apparso su Cheliberta.it un mio articolo che parlava di un episodio avvenuto negli Stati Uniti. Si trattava del licenziamento di un famoso anchorman della rete NBC News, Matt Lauer, per comportamento sessuale inadeguato. Era stato denunciato per molestie da decine di donne. Senza voler entrare nel merito di questa decisione probabilmente giusta, in quell’articolo si rifiutava quel che ne è seguito: la rete USA aveva diramato, evidentemente per scongiurare altri fastidi, un rigido codice di comportamento. Vietati gli abbracci tra colleghi di sesso diverso, vietato prendere lo stesso taxi e, soprattutto, istigazione a denunciare rapporti “illeciti” tra colleghi, pena addirittura il licenziamento. In quell’articolo si prendevano le distanze da questo modo inquisitivo di procedere e da ogni prevalere di un affidamento ai giudici e a regole punitive del complesso tema delle molestie.

"La vera e propria sopraffazione – scrive Annamaria Riviello – va punita, anche ricorrendo al diritto. Ma da questo a…

Pubblicato da Se Non Ora Quando – Libere su lunedì 1 gennaio 2018

Ritorno sull’argomento perché ho ritrovato questo clima in un libro scritto con un linguaggio semplice e diretto da una blogger americana quarantenne, Jessa Crispin, dal provocatorio titolo “Perché non sono femminista” (Big Sur, 2018). Naturalmente è una femminista che sottopone a critica un certo modo di concepire il femminismo ora tornato in voga dopo anni di ostracismo. Più che un testo sul femminismo a me è parso un vivace e veritiero spaccato della società statunitense e della cultura prevalente tra donne del ceto medio alto.

Non condivido l’assunto di fondo del libro, la totale identificazione tra patriarcato e forma attuale del capitalismo che genera disuguaglianze abissali e povertà, per cui una autentica femminista parrebbe essere anche una rivoluzionaria nel senso classico della trasformazione della società attraverso la lotta di classe, praticamente contro i maschi bianchi ricchi. Il femminismo europeo della differenza, invece, ci dice di un cambiamento profondo della società ma a partire dalla consapevolezza che l’essere due, e non uno nella struttura dell’umano, modifica sia l’idea della libertà che quella del potere. Non è la stessa lotta. Questa è ugualmente radicale ma non identica. Il libro della Crispin è però da leggere perché mostra il pericolo di un’idea di femminismo del tutto individualista, io ce l’ho fatta e quindi sono femminista. Scrive:

 

Tu volevi solo indipendenza e libertà, giusto? Così indipendente che oscilli tra fragilità e solitudine. Così libera che oscilli in uno spazio vuoto, senza indicazioni e punti di riferimento.

 

Stigmatizza quindi la voglia di vendetta individuale, la facilità della ricerca del capro espiatorio, la ricerca del denaro come mezzo individuale di riscatto, la corsa ad essere accolta nel giro del potere, come se questo loro esserci sancisse la fine del patriarcato. Insomma, un affresco abbastanza veritiero, anche se forse un po’ caricaturale, di una cultura diffusa tra donne emancipate del ceto medio alto di donne americane bianche. L’Europa, l’Italia sono lontane da tutto questo? Sotto alcuni aspetti certo, basti vedere che in Italia il movimento #metoo non sembra avere molto seguito; il bel film di Marco Tullio Giordana, “Nome di donna”, che descrive la lotta di una donna contro le molestie di un uomo potente, non mi pare abbia avuto grandi accoglienze.

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Condividiamo però il frutto triste dell’individualismo, la solitudine, il primato del desiderio senza limiti. Una nuova fase del femminismo non può che ripartire dalla riaffermazione di una forza femminile che si esprime senza tagliare i legami di solidarietà e d’amore. Anche questa è una rivoluzione.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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