DONNE SUL GRANDE E PICCOLO SCHERMO LA RECENSIONE

Mary Magdalene: la fede femminista

Maria Maddalena (2018)_Rooney Mara (foto dal film)
Maria Maddalena (2018)_Rooney Mara (foto dal film)
Claudia Marsulli
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Mary Magdalene è un film sulla fede. Diretto da Garth Davis con una eccellente Rooney Mara e un altrettanto magnetico Joaquin Phoenix, la pellicola mette a tema la vita di colei che solo di recente è stata, giustamente, definita l’Apostola degli apostoli. Le sue vicende personali s’intrecciano a quelle di Pietro, Paolo, Giuda, Cristo, seguito (proprio come si rincorre il vento) fino alla croce e, poi, alla resurrezione.

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Ho detto che Mary Magdalene tematizza, in primis, la fede: vox clamantis in deserto, è scritto in Isaia. E questo tipo di fede somiglia proprio a una voce, a uno stordimento, al vento che soffia su scenari aridi, brulli e immensi; somiglia allo sguardo che buca le distanze quando, in mezzo a una folla, forse è capitato – solo per un secondo – di sentirci chiamare per nome, più da qualcosa che da qualcuno. Allo stesso modo vediamo la fede di Maria aprirsi uno spazio tra i suoi gesti quotidiani: all’inizio solo un rigagnolo, ma che con la quieta ostinazione dell’acqua scava un solco duraturo. La fede di Maria, però, non è neutra: è una fede che ha desideri e corpo di donna, e ripercussioni politiche. Maria ha un padre, delle sorelle e dei fratelli. Promessa a un uomo del suo villaggio, sente crescere dentro di sé un senso di amara repulsione verso la vita che l’aspetta. Cerca conforto nella preghiera e la risposta, del Tempio e della famiglia, è un preoccupato grido dall’allarme: Maria l’indemoniata, patologizzata ed esorcizzata come le isteriche di fine Ottocento. Solo uno sguardo la riscatta, quel tipo di sguardo che buca le folle. Un giorno, sulle prime ore dell’albeggiare, Maria abbandona tutto e parte, per seguire «come farebbe un uomo» le strane prediche di un guaritore.

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Luce Irigaray ha parlato dell’importanza della fede per la soggettivazione femminile. Ma di cosa si nutre la nostra fede? A cosa aggrapparci? Per secoli siamo state estromesse dal cuore delle istituzioni, per secoli siamo state indottrinate e abituate al pensiero che quello sguardo e quella voce non fossero realmente dirette a noi. Lo sguardo diretto a noi al massimo ci ha detto di sopportare con umiltà; la voce ci ha parlato con fare paternalistico. La voce di Maria, invece, sussurra con potenza «fai l’impensabile, ribellati: fai quello che vuoi».

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Mi è già capitato di pronunciarmi sull’importanza delle narrazioni bibliche. Naturalmente le letture filologicamente attente non perdono mai la loro attualità, ma davvero vitale mi pare considerare le interpretazioni che della Bibbia si sono susseguite e che in un modo o nell’altro ci hanno parlato. Cosa può dirci ancora un testo così lontano? Credo che la risposta a questa domanda vada rimessa al sentire di ognuna. Ma c’è un’altra questione a monte, ossia: la Bibbia è veramente lontana? Dall’essere il primo libro messo all’Indice in epoca inquisitoriale, alle riletture e ai riadattamenti cinematografici, il “testo sacro” è presente nel nostro immaginario collettivo e ciò che custodiamo di esso è frutto di una lunga sedimentazione, di una serie pressoché interminabile di narrazioni e interpretazioni. La Bibbia è, di fatto, un ipertesto aperto in continua evoluzione. Porre l’accento sulla creatività, pur mantenendo un approccio filologico, ci dota di strumenti potenti.

Still Life with Bible di Vincent van Gogh (1853–1890)

Still Life with Bible di Vincent van Gogh (1885)

Mary Magdalene è a tutti gli effetti una contro-narrazione. Da figura marginale, Maria diventa asse di focalizzazione e coordinata principale della sequela cristiana. Non solo: lo scontro con i parenti, con la legge, con il buonsenso e con il decoro inquadrano la sua vicenda in una traiettoria politica che ha ancora molto da dire a noi donne di oggi. La storia di Maria è la storia di un imperativo, la ricerca della verità a qualunque costo: «chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no» diceva Edith Stein. Noi adolescenti, noi donne, noi madri in lotta contro i secoli di mistificazioni del patriarcato…non condividiamo forse la stessa strenua ricerca?

Chi ha scritto questo post

Claudia Marsulli

Claudia Marsulli

Sono nata a Roma, dove mi sono laureata in Lettere Moderne. A Madrid ho frequentato un’accademia d’arte e al momento frequento una magistrale in Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze linguistiche all’Alma Mater di Bologna. Dal 2013 faccio parte del Laboratorio di Studi Femministi Anna Rita Simeone.

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